Esami clinici: no alle diagnosi fai da te

In pochi decenni, le prove di laboratorio sono passate da rudimentali e poco affidabili indagini biologiche a raffinatissimi e sensibilissimi test, in grado di segnalarci ogni sfumatura e problema. In realtà, pur nella loro effettiva precisione, le indagini di laboratorio confermano il dato che fa definire la Medicina una scienza “non esatta”.

Se dietro alla più raffinata indagine non c’è la supervisione umana si rischiano trascuratezze ed errori gravissimi. Voglio dire che avere valori non perfettamente in linea con le aspettative non vuol dire, necessariamente, essere malati e, di contro, analisi che indicano risultati cosi detti “normali” non devono far abbassare la guardia rispetto alla prevenzione e all’approfondimento diagnostico. I valori che si leggono accanto al risultato delle nostre analisi (e che tanto vengono “studiati” dai nostri pazienti) non vanno considerati in senso strettamente matematico. Sono valori di “riferimento” e non il risultato di una equazione. Se il limite massimo di un dato è 100 non sono malato a 101 e non devo fare salti di gioia a 99!

A questo punto sembrerebbe tutto un po’ confuso ed inutile. Non è così. Le analisi di laboratorio vengono prescritte dal medico non a caso o nella la speranza di trovare, fortuitamente, qualche dato che “illumini” una diagnosi, ma per la conferma o la smentita di quello che viene definito il sospetto diagnostico.

Un aspetto molto particolare e delicato, come si può intuire, riguarda le indagini di laboratorio che si inseriscono nell’ambito delle ricerche oncologiche (tumori). In questi casi i concetti appena espressi divengono categorici: dietro alla gestione di questi dati DEVE esserci sempre il Medico e, spesso, proprio lo specialista addetto. I marcatoti tumorali (markers) non ammettono “medicina fai da te”. Sono tanti, specifici, raffinatissimi ma purtroppo non devono rassicurarci se negativi e, fortunatamente, non devono indurci alla disperazione se oltre i valori di riferimento. Per fare un esempio concreto, parliamo del famoso PSA che indica problemi pro- statici ed è ben conosciuto dai maschi non più giovani. I valori di riferimento sono stati aggiornati nel tempo (verso il basso) ma, soprattutto, sono stati inseriti concetti assolutamente nuovi nella gestione del dato stesso. Fino a pochi anni fa ci sembrava di aver trovato la certezza di ogni situazione e si era arrivati ad una disinvolta autogestione della propria salute “aiutati” da televisione e giornali. Oggi gli urologi badano meno al dato assoluto e molto più a concetti quali “psa velocity”, “psa double time”, “psa density” ed altro ancora, un po’ complessi da spiegare ma che confermano quanto detto finora: valori alti non devono necessariamente allarmare, valori bassi non devono distrarre troppo dal costante controllo.

A questo punto immagino che vi starete chiedendo se non sia il caso di lasciar perdere tutto ed affidarsi alla buona sorte. Assolutamente no: il buon senso, le buone abitudini di vita ed un attento rapporto di collaborazione con il proprio medico rimangono la formula più corretta per poter scongiurare, nei limiti delle umane possibilità, gravi problemi e brutte sorprese. Altrettanto sicuramente, non facciamo della nostra salute un problema matematico fatto di numeri, dati e grafici, sottolineando ed evidenziando tutti i dati fuori scala e senza chiedere al proprio medico di “fare tutte le analisi... ma proprio tutte!”.

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