L’educazione sessuale dei giovani

Se è vero che l’educazione sessuale rappresenta uno strumento necessario oltre che utile per una maggiore consapevolezza della sessualità nei giovani, poiché affronta tematiche che spaziano dall’affettività alle relazioni tra maschi e femmine, dal rispetto del proprio corpo al sesso sicuro, è purtroppo altrettanto vero che la legge che ne prevede l’insegnamento è ferma, che i corsi e i seminari organizzati nelle scuole sono iniziative di breve durata spesso non supportate dai fondi necessari, che l’informazione tra gli adolescenti sulla sfera sessuale a parecchio lacunosa.

Eppure è cosa nota quanto sia difficile e delicata l’età adolescenziale, schiva, enigmatica e a volte imprevedibile. Si continua, invece, a sottovalutare l’importanza del confronto con i giovani, spesso pieni di false informazioni e credenze, lasciando che l’educazione sessuale diventi materia per autodidatti sul web. Come se non bastasse, si calcola che l’età media del primo rapporto sessuale, secondo le ultime statistiche, è di 14 anni: sale, quindi, il rischio di non essere in grado di proteggersi e preservarsi se si è poco più che bambini.

Secondo alcuni dati pubblicati dalla Sigo (Società italiana di ostetricia e ginecologia) sulla consapevolezza sessuale degli adolescenti, il 64% degli studenti delle superiori vorrebbe fossero istituiti dei corsi nelle scuole mentre il 44% vorrebbe poter parlare della sessualità fra le mura domestiche. Emergono anche dei dati abbastanza allarmanti: il 21% dei giovani utilizza la pornografia come mezzo di informazione, mentre il 58% delle ragazze dichiara di non usare contraccettivi perché non li ha a disposizione.

Fortunatamente non esistono barriere in tutte le direzioni. Alcune scuole, medie e superiori, ma anche elementari, in totale autonomia, offrono corsi di educazione sessuale, inserendoli nelle programmazioni annuali. Spesso i seminari proposti sono realizzati in collaborazione con associazioni esterne che mettono a disposizione gratuitamente esperti del settore, quali psicologi, ginecologi, avvocati che parlano di leggi sull’aborto, piuttosto che sulla violenza sessuale.

A Roma ha fatto tanto scalpore, anche e soprattutto nel mondo cattolico, l’iniziativa del preside del liceo scientifico Keplero di istallare nell’istituto distributori di preservativi, venduti, peraltro, a prezzo di fabbrica (3 pezzi a 2 euro). L’intento era quello di porsi, in quanto scuola, come fonte di tutela dei ragazzi, rendendo accessibile lo strumento di contraccezione alle malattie sessualmente trasmissibili più diffuso ma anche abbastanza costoso, quale è il preservativo, e abbattendo, magari, anche il senso di vergogna o di pudore nei giovanissimi alle prime esperienze sessuali.

Le polemiche che ne sono derivate (ma di certo non solo quelle) mettono in luce il fatto che nel difficile e lungo percorso di ‘istituzionalizzazione’ dell’educazione sessuale abbia un peso determinante quella parte più conservatrice del pensiero culturale italiano, legato per alcuni aspetti anche alla visone più strettamente cattolica. Eppure è bene specificare che tale materia abbraccia tutti gli aspetti della sessualità: da quello affettivo, a quello relazionale (con se stessi e gli altri), a quello emotivo, a quello sentimentale, a quello sessuale, a quello della prevenzione e della contraccezione. Ed è proprio questo che dovrebbe determinarne l’importanza e l’imprescindibilità.

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