Malasanità e cattiva informazione: dalla cronaca solo tante ombre

Malasanità e cattiva informazione

Tutto è iniziato a fine agosto, a Messina i pugni in sala parto sono stati veri e hanno visto protagonisti in negativo due medici intenti – in teoria – a far nascere il primogenito di una coppia siciliana che ora è invece alle prese con l’ansia per le condizioni del suo piccolo. Ma sono anche in cerca di giustizia i due neogenitori, vogliono che si faccia luce sui dettagli della vicenda che li ha visti, loro malgrado, coinvolti e sul perché i due medici abbiano litigato così violentemente (a quanto pare dopo l’arrivo dei carabinieri chiamati proprio dal papà del neonato, uno dei due aveva una mano sanguinante tanto da dover rinunciare comunque all’intervento).

E’ iniziato tutto da qui, poi però le voci dell’informazione e delle leggende metropolitane si sono diffuse all’italiana maniera, con un mese di presunte risse (sempre in sala parto), operazioni sbagliate e gelosie tra medici che portano a casi di malasanità a raffica.

Purtroppo questo modo di procedere, dopo il primo caso eclatante se ne trovano decine a seguire, è piuttosto “televisivo” ma non porta a migliorare la situazione per il futuro se non in piccola parte. Accendere i riflettori su questioni così delicate di certo può aiutare, ma non serve stillare nell’animo di ogni partoriente italiana il dubbio che possa succedere qualcosa di simile nelle sale parto di tutto il Paese. La risposta alla rissa di Messina c’è stata, sia da parte delle Forze dell’Ordine sia da parte del Ministero della Salute, in quest’ultimo caso poi l’accento è stato posto anche sui “numeri” dei parti cesarei in Italia, a quanto pare troppo alti. Proprio a tale proposito il Ministro Ferruccio Fazio, nel rispondere a un’interrogazione parlamentare sui fatti di Messina e sul lavoro del proprio Dicastero, ha illustrato le iniziative avviate sul tema della nascita e del parto, in particolare su una bozza di accordo da portare in conferenza stato-regioni sul tema della correttezza e sicurezza del parto e del taglio cesareo. A novembre inoltre dovrebbe essere pubblicata, sempre dal Ministero della Salute, una guida sulla gravidanza fisiologica mentre l’Istituto Superiore di Sanità sta elaborando un documento con le indicazioni sul taglio cesareo.

Provvedimenti che vanno sicuramente nella giusta direzione ma che forse non bastano, l’episodio del Policlinico di Messina ha infatti evidenziato altri problemi, non legati esclusivamente alla “maternità” ma a una gestione del sistema di reclutamento universitario a dir poco sospetta. A quanto pare, uno dei due medici venuti alle mani davanti ad una puerpera che dall’ansia è passata alla disperazione (la donna ha purtroppo subito anche l’asportazione dell’utero), sembra non avesse i titoli né per seguire la donna né tantomeno per operare direttamente in sala parto. Il che evidenzia, se il fatto venisse confermato dalle indagini del Ministero e della Magistratura ordinaria, una falla “a monte” ben più grave e riguardante l’intera procedura di ammissione alla pratica medica con evidenti collegamenti al tanto vituperato sistema di baronie universitarie, ancora da sconfiggere, e il conseguente strascico di cattiva reputazione per la Sanità nazionale che invece può vantare una qualità media decisamente alta. Insomma la situazione presenta elementi di gravità decisamente alta, non si può negarlo, ma come al solito non è giusto generalizzare e screditare un’intera categoria.

Il buon senso serve anche in questi casi, sebbene sia ovviamente più difficile da utilizzare quando gli affetti toccati e il dolore provato annichiliscono qualsiasi risposta razionale per far posto all’emotività. Non si potrà mai chiedere ad un genitore che perde un figlio appena nato, come succede per molte cause indipendenti dalla capacità di intervento medico, di accettare quello che la sorte gli ha ingiustamente riservato. La cronaca poi può essere a sua volta crudele per una coppia che nonostante mille attenzioni si è vista privata del proprio frutto tanto amato, come nell’ultimo caso di un neonato abbandonato in una lavatrice dalla madre e recuperato, vivo e in buona salute, dalle Forze dell’Ordine.

Si può però fornire ai parenti la certezza che tutto quello che si poteva fare è stato fatto, qui si apre la principale sfida per il Ministero e per i Medici con la M maiuscola, in quanto categoria insomma. D’altronde, e a dirlo sono gli stessi parenti o i responsabili del Tribunale del Malato che lavorano al fianco di chi nella Sanità ha visto un problema piuttosto che una soluzione, in questi casi nessun risarcimento potrà mai bastare. Forse l’unico modo per superare un dolore così forte è acquisire la consapevolezza che quanto successo era inevitabile, ma questo presuppone che i Medici abbiano fatto davvero tutto il possibile secondo coscienza e conoscenza. Il che, purtroppo, negli ultimi casi di cronaca non sempre è accaduto.

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