Regione Lazio, le proposte del Forum del Terzo Settore su Sociale e Salute

Il portavoce del Forum Terzo Settore Lazio, Gianni Palumbo, ricevuto mercoledì mattina dalla Commissione Politiche sociali e salute della Regione Lazio, in previsione della riforma del welfare regionale, ha presentato una serie di proposte legate al mondo del terzo settore. Per il forum le indicazioni date nel testo delle Linee guida proposto dall'Assessorato regionale per la definizione della nuova legge hanno ancora carattere generale.

"Nel recepire la legge d'attuazione 328/00 - si legge nella nota diffusa dal Forum - la Regione deve tenere in considerazione tre punti fondamentali. Il Terzo settore, che non è un mero erogatore di servizi, è largamente presente sul territorio, intercetta e conosce bisogni attraverso le organizzazioni di cooperazione, di volontariato, di promozione sociale e non solo, è in grado di dare un contributo determinante nel trasformare un sistema sanitarizzante in un sistema di salute e benessere. Per questo il primo riguarda lo sviluppo locale. Per il Forum lo sviluppo, infatti, si crea sul territorio e il terzo settore in questa fase è trainante, trasformando  il disagio in risorsa. Il secondo fattore è l'innovazione sociale. Servono nuove modalità e nuovi servizi. Il rapporto positivo con la pubblica amministrazione e il mondo delle imprese che praticano la responsabilità sociale d'impresa hanno dato degli ottimi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. E per ultimo, ma non certo meno importante, la legalità, fondamentale per promuovere l'inclusione sociale, il lavoro. Per difendere l'ambiente, il territorio e per sostenere i diritti, che a partire dal welfare comunitario, sono oggi sotto attacco".

Successivamente è stato poi diffuso il commento di Gianni Palumbo, portavoce dell'organizzazione: “Il Forum del Terzo Settore, parte sociale riconosciuta dal 2001, come organismo di rappresentanza, non può stare a guardare. Occorre un grande collettivo sforzo d'innovazione sociale. Da una parte riportare a livello di cinque anni fa gli stanziamenti per le fasce debolissime: disabili, anziani, bambini, povertà, e dall'altro sviluppare politiche attive  integrate che consentano di trasformare in investimenti le spese sociali di differenti destinazioni ed intervenendo in più direzioni contemporaneamente, cioè su lavoro, mobilità, abitazione, istruzione, giovani generazioni, cultura, ambiente, sport...”

Per portare avanti questi cambiamenti il Forum Terzo Settore Lazio propone di attuare una programmazione triennale con risorse stanziate e rafforzare gli uffici di piano distrettuale. Importante per il forum è anche attuare una governance regionale che coinvolga il terzo settore e le parti sociali. La Giunta Regionale del Lazio, con un protocollo d'intesa, deve inoltre sostenere il terzo settore destinando spazi pubblici alle Case della sussidiarietà. Per questo è inoltre indispensabile programmare una formazione congiunta tra terzo settore, uffici di piano e istituzioni. Sul piano operativo occorre pensare a degli interventi sociali (assistenza, lavoro, casa, mobilità, sanità, scuola, cultura....) con una regia affidata all'assessorato alle Politiche sociali e non al Bilancio. Il Forum punta al passaggio da politiche sociali passive a politiche attive che puntino sulla valorizzazione della cooperazione sociale e sull'auto imprenditorialità capaci di trasformare il disagio in risorsa e quindi in lavoro. Attuare politiche non solo assistenziali nei confronti delle persone con disabilità e delle loro famiglie ma aiutandoli ad essere inseriti nel mondo del lavoro. Punto da non sottovalutare è l'annosa questione dell'integrazione sociosanitaria, in questa delicata fase politica il Forum Terzo Settore Lazio chiede fatti concreti.

“Sarà una operazione complessa – ha commentato Palumbo - e sarà possibile attuarla solo abbandonando vecchi schemi e puntando a sistemi innovativi, portando al centro il  benessere della popolazione e di ogni singolo gruppo o persona di riferimento attraverso politiche sociali attive e non passive (che includono il lavoro, l'istruzione, la mobilità, l'abitare, l'attività sportiva, l'ambiente, la cultura) integrate con lo sviluppo della medicina territoriale. La legge, quindi, dovrebbe prevedere una norma transitoria per far svolgere una specifica sperimentazione quinquennale sia in area metropolitana che fuori candidandosi a parteciparvi unitamente agli altri attori necessari”.

Il Terzo Settore del Lazio in questi ultimi 10 anni è cresciuto come numero di organizzazioni del 33,5% (28% a livello nazionale), mentre nello stesso periodo il mondo no profit solo dell'8% (dati dell'ultimo censimento ISTAT). Sempre nel Lazio sono impiegate nel terzo settore 514.00 unità di cui 391.000 sono volontari.

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