Ipertensione arteriosa e Diabete di tipo 2

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Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di decesso nei pazienti diabetici di tipo 2 e la loro frequenza è fortemente condizionata dalla presenza di uno stato ipertensivo.

La malattia diabetica inoltre, a causa dell’interessamento microvascolare (inclusa la nefropatia diabetica) facilita sensibilmente la comparsa dell’ipertensione arteriosa.

La sinergia d’azione delle due patologie rende molto pericolosa la loro associazione, in quanto incrementa la possibilità di incidenti vascolari cardiaci e cerebrali, tanto che i pazienti che presentano tale condizione sono considerati allo stesso livello di rischio per infarto rispetto a soggetti non diabetici e con un pregresso infarto del miocardio. Ne deriva che il controllo del regime pressorio nel paziente diabetico deve essere molto attento e i valori considerati accettabili sono inferiori rispetto al paziente iperteso non diabetico.

La European Hypertension Society consiglia di non superare i valori di 130/80 mmHg.

La fisiopatologia dell’ipertensione nel Diabete è collegata a svariati meccanismi che includono l’iperinsulinemia (caratteristica della fase di iperincrezione per insulino-resistenza) il riassorbimento del sodio, il sistema renina-angiotensina e le alterazioni del microcircolo arterioso.

Normalmente per raggiungere l’obiettivo pressorio desiderato è necessario associare l’impiego di più classi terapeutiche. Tra queste le più usate sono quella degli inibitori del sistema renina/angiotensina soprattutto a livello dell’inibizione dell’enzima di conversione (ACE-inibitori), ma anche gli inibitori recettoriali dell’angiotensina (SARTANI). Spesso è necessario aggiungere un diuretico tiazidico, preferibilmente non a “piene dosaggio” per evitare gli effetti metabolici sfavorevoli di questi farmaci soprattutto in caso di prolungata somministrazione.

È meno indicata la classe dei beta-bloccanti che condizionano la glicemia e riducono il flusso ematico periferico. Instaurare un trattamento antiipertensivo con associazioni a medio/basso dosaggio (precostituite o meno) rappresenta una valida scelta rispetto alla monoterapia.

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