La gravidanza: diritto di ogni donna

Il “meccanismo” per poter avviare una gravidanza è piacevole e semplicissimo. La possibilità che questa avvenga, è strano, sembra sempre più difficile. Intendo dire che la ipofertilità di coppia è diventato un fatto frequente e, a mio avviso ma non solo, in netta crescita. Certamente della gravidanza come esperienza profonda e complessa non è facile parlare e, se poi a farlo è un maschio, sarà sempre e comunque per sentito dire.

Vorrei, però, invitare ad un paio di riflessioni sull’argomento. La gravidanza, in quanto tale, non è una malattia. Sembra un’affermazione ovvia e scontata ma suggerisco di rivedere la quantità (esagerata?) di analisi e accertamenti che vengono prescritti, con cadenza mensile, ad ogni donna, sana e fertile, che intraprende questo percorso assolutamente fisiologico.

Il controllo della salute di madre e nascituro è indispensabile e fondamentale ma, sicuramente, fra mia nonna che incontrava un’ostetrica qualche giorno prima del parto e gli eccessi di oggi credo che la differenza sia troppa. Se poi si incappa nel problema che accennavo all’inizio, comincia un calvario di indagini e costosi pellegrinaggi da luminari (più o meno esosi) e presso centri specializzati che, nella maggior parte dei casi, consegnano (sempre rigorosamente a pagamento) moduli prestampati con analisi, farmaci ed accertamenti. Se per vari motivi si cambia specialista o centro di assistenza, tutto quello che è stato già fatto non conta più nulla e si ricomincia. Ho la sensazione che l’importante sia portare avanti le procedure e i protocolli invece che occuparsi realmente della paziente in modo personale e dedicato.

E’ di questi giorni la notizia del Nobel per la Medicina a Robert Edwards proprio per gli studi che, alla fine degli anni 70, portarono alla fecondazione in vitro degli ovuli e alla nascita di milioni di bambini da coppie che, altrimenti, non avrebbero vissuto questa esperienza. Molta strada ma anche molta commercializzazione è stata fatta da allora. Sorvolando sulle normative italiane e le ire ecclesiastiche che costringono molte giovani coppie a veri e propri “viaggi della speranza” in Spagna, in Francia o in Svizzera, con ulteriore aggravio di spese, vorrei ricordare che la maternità è un diritto garantito dalla legge e come tale dovrebbe essere favorito e tutelato.

E arriviamo alla seconda riflessione. Chi riesce ad averlo un figlio o smette di lavorare o fa i salti mortali con genitori e parenti o si paga un asilo privato. Le graduatorie per entrare nel circuito pubblico prevedono, tra l’altro, un reddito familiare molto basso e quasi tutti coloro che lavorano e pagano le tasse, come si sa, sono molto ricchi! Dopo tutto questo è ovvio che, come recita il famoso detto “di mamma ce n’è una sola”.

Un’ultima menzione per le specialissime mamme italiane di figli maschi: sono in- stancabili “professioniste” a tempo pieno, non vanno mai in pensione e spesso dimenticano che il cordone ombelicale è stato tagliato molti, molti anni prima.

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