La sigaretta prima causa della BPCO, l’unica cura efficace è la prevenzione

La bronchite cronica ostruttiva, brevemente detta BPCO, è una malattia respiratoria cronica e non reversibile, ma prevenibile e trattabile. E’ in costante aumento negli ultimi anni, non solo nel mondo occidentale, dove è tra le principali cause di morte, ma anche in tutto il terzo mondo, e ciò in parallelo con l’abuso del fumo di tabacco, responsabile per l’80% dell’insorgenza di questa patologia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo i malati di BPCO siano almeno 600 milioni, di cui solo una parte ha però consapevolezza della propria malattia e quindi può curarla, e che tra 10 anni la BPCO sarà la terza causa di morte. E’ importante quindi diagnosticare precocemente la BPCO, una malattia che si presenta in modo subdolo, poiché quando i sintomi diventano evidenti si è già perso il 50% della funzionalità respiratoria.

Nelle fasi iniziali i sintomi sono aspecifici: un po’ di affanno durante lo sforzo fisico, senso di peso al torace, tosse secca o produttiva, soprattutto mattutina nel fumatore, frequenti bronchiti acute post-virali. C’è un’eccessiva e continua produzione di muco che ostruisce l’albero bronchiale, intrappola aria all’interno del polmone e si manifesta con tosse produttiva cronica o ricorrente e dispnea. Nelle fasi più avanzate l’affanno compare anche a riposo e compromette gravemente la qualità di vita. Infine la BPCO complica malattie concomitanti e porta a ripetuti ricoveri ospedalieri.

Ma quali sono le cause della bronchite cronica? La principale è il fumo di sigaretta che provoca un’infiammazione ripetuta della mucosa bronchiale e l’aumento della produzione di muco, attira cellule (macrofagi) che favoriscono l’infiammazione dei bronchi e la distruzione della struttura degli alveoli polmonari (enfisema polmonare). Altre cause sono l’inquinamento ambientale e l’inalazione di particelle e gas nocivi presenti nell’aria e negli ambienti di lavoro tra cui il fumo passivo, soprattutto nell’infanzia.

Come fare la diagnosi anche nelle fasi più precoci? Qualora il medico, raccolta un’accurata storia clinica dal paziente, sospettasse una bronchite cronica, prescriverà al paziente una spirometria, un esame di semplice esecuzione, che misura la funzionalità respiratoria e il grado di compromissione polmonare. Oltre che a scopo diagnostico, la spirometria è utile per seguire nel tempo l’evoluzione della malattia e per valutare l’efficacia delle terapie. Le terapie disponibili comprendono corticosteroidi inalatori, broncodilatatori e mucolitici che alleviano i sintomi e contrastano l’infiammazione. L’astensione assoluta dal fumo di sigaretta è fondamentale per evitare la progressione della malattia verso la sua naturale evoluzione: l’insufficienza respiratoria cronica e il cuore polmonare cronico, con grave decadimento della qualità di vita.

Sebbene molti anziani che soffrono di malattie polmonari croniche sembrino in grado di accudire se stessi in modo autonomo, osservandoli più attentamente si nota che attività semplici come lavarsi e vestirsi avvengono lentamente, lasciandoli spesso esausti. Un più preciso inquadramento diagnostico permette in questi casi di migliorare l’efficienza del paziente e facilitare lo svolgimento delle sue attività giornaliere.

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