Osteoporosi: la malattia silenziosa

osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una ridotta massa ossea e da alterazioni qualitative che si associano a un aumentato rischio di frattura. Una patologia di rilevanza sociale per lʼalta incidenza e per il fatto che il 30-50% delle donne affette da osteoporosi va incontro a frattura vertebrale. La frattura vertebrale comporta a sua volta un rischio quasi doppio di frattura del femore con un aumento della mortalità raddoppiata se non quadruplicata e dopo un anno la frequente perdita dellʼautonomia funzionale. Si comprende subito lʼimportanza della prevenzione primaria basata sulle abitudini di vita. In effetti lʼincidenza delle fratture osteoporotiche varia molto tra le diverse aree geografiche. Nellʼisola di Okinawaa lungo studiata da scienziati occidentali, lo stile di vita degli abitanti sembra essere la base di uno scheletro forte con un rischio due volte inferiore di frattura del femore!

Lʼosteoporosi è una patologia multifattoriale, classificata in primaria e secondaria ad altre problematiche come malattie endocrine, ematologiche, epatiche, renali, celiachia, utilizzo di farmaci osteopenizzanti, basso peso corporeo, immobilizzazione protratta. I fattori che influenzano negativamente il metabolismo osseo e quindi favoriscono lʼosteoporosi si distinguono in fattori non modificabili come il sesso, lʼetà, fattori genetici, malattie ereditarie e fattori modificabili. Sono soprattutto questi ultimi che ci interessano in questa sede, dato che possiamo ridurre il rischio osteoporosi con comportamenti da adottare nella vita di tutti i giorni. E allora, cosa possiamo fare quotidianamente per proteggere le nostre ossa ed evitare lʼinsorgenza dellʼosteoporosi? In realtà molto, a cominciare dallʼeliminazione di fattori di rischio come il fumo e lʼabuso di alcol che accelerano il catabolismo estrogenico e riducono lʼassorbimento di calcio e contemporaneamente con scelte oculate di cosa mettiamo a tavola. Lʼalimentazione equilibrata va poi associata al regolare svolgimento di attività fisica, capace di prevenirelʼ1% della perdita minerale ossea annuale. Riducendo infatti le stimolazioni meccaniche lo scheletro riduce la sua mineralizzazione come risposta di adattamento.

Una dieta bilanciata per quantità di carboidrati, proteine e grassi con un adeguato apporto di calcio e vitamina è la prima regola da adottare fin da bambini. La maturazione scheletrica si realizza infatti attraverso lʼinfanzia, lʼadolescenza e i primi anni dellʼetà adulta fino al raggiungimento del picco di massa ossea intorno ai 30 anni. Lʼintroito di calcio giornaliero raccomandato è circa di 1200 mg nellʼadolescenza, 1000 fra i 25-50 anni, 1200-1500 dopo la menopausa. Il calcio ha unʼimportante funzione per lʼintegrità e la funzionalità del sistema muscolo scheletrico e per il benessere globale dellʼorganismo intervenendo in numerosi meccanismi biochimici: contrazione muscolare, coagulazione del sangue, stabilizzazione delle membrane cellulari. Lo scheletro contiene il 99% del calcio presente in tutto il corpo con una parte scambiabile con i fluidi extracellulari svolgendo un ruolo tampone con calcio prontamente disponibile. Il livello di calcio nel sangue deve mantenersi costante. Quando la calcemia scende il calcio viene liberato dalle ossa e immesso nel sangue. Un ruolo fondamentale nel determinare il livello di calcio nel sangue è svolto dallʼazione coordinata di vitamina D, calcitonina (prodotta dalla tiroide) e paratormone (sintetizzato dalle ghiandole paratiroidi, situate posteriormente alla tiroide). La vitamina D regola il bilancio di calcio e fosforo dellʼorganismo aumentando lʼassorbimento intestinale, il livello ematico e facilitando la mineralizzazione dellʼosso. Se cʼè carenza di vitamina D la calcemia scende e il paratormone sale per liberare calcio dallʼosso. Spesso alti livelli di paratormone rivelano carenze di vitamina D. La calcitonina ha azione opposta a quella della vitamina D. I fattori di rischio per la carenza di vitamina D sono lʼinadeguata esposizione solare, carente apporto dietetico, obesità e magrezza, lʼetà avanzata. Alimenti ricchi di Vitamina D oltre allʼolio di fegato di merluzzo sono il latte e derivati, uova, alici, aringhe e anguille, carpe, lucci, tonno, salmone, trota, sardine, sgombro, verdure, funghi porcini e cereali. Bastano inoltre 15 minuti al giorno per facilitare la sintesi della vitamina D tramite la pelle. Infatti i raggi ultravioletti convertono un derivato del colesterolo presente nella pelle, in vitamina D3 (il colecalciferolo). Sia la vitamina D endogena ottenuta grazie al sole o quella derivata dalla dieta devono essere trasformate dal fegato e poi dal rene nella forma biologicamente attiva: il calcitriolo. Gli ultimi studi dimostrano che la quantità sufficiente di calcio e vitamina D per garantire una buona salute può essere assunta attraverso i cibi senza ricorrere necessariamente a integratori.

Nella dieta devono essere presenti inoltre minerali come il magnesio, boro e silicio che favoriscono la fissazione del calcio nelle ossa. Alimenti che li contengono sono: la crusca, lʼavena, lʼorzo, frutta secca, ceci, fave, cavolfiori, spinaci, carciofi e miele. La moderna dieta occidentale tende, però, a provocare unʼacidosi cronica che comporta perdita di sodio e potassio, carbonato, calcio, magnesio e altri minerali dalle riserve ossee. Il latte e i derivati sono alimenti ricchi di calcio, ma aumentare esclusivamente il consumo di latte e formaggi per prevenire lʼosteoporosi può essere in realtà controproducente, perché questi alimenti sono spesso anche ricchi di colesterolo e di proteine animali che spostano il ph del sangue verso lʼacidità. Se questa acidità supera una certa soglia, lʼorganismo la tampona tramite i sali di calcio che non vengono più depositati nelle ossa, favorendo così lʼosteoporosi. Inoltre è bene sapere che le diete sbilanciate ricche di proteine animali inducono una maggiore perdita urinaria di calcio, magnesio e altri minerali indispensabili per il benessere osseo. Anche lʼabuso di sale e zucchero incide negativamente sullʼequilibrio chimico-fisico aumentando il rischio di osteoporosi. Vanno quindi privilegiati alimenti che contengono calcio ma sono poveri di proteine animali e sodio, come latte scremato e yogurt, funghi, olive, basilico, cannella, maggiorana, salvia, timo, crescione, indivia, pomodori secchi, cavoli, broccoli, radicchio verde, rucola, legumi e cereali integrali. In realtà le donne italiane non assumono in media più di 700 mg di calcio al giorno! Eppure la cucina popolare italiana ha tantissimi piatti nel suo ricettario, gustosi e ideali per combattere lʼosteoporosi: pasta e fagioli, sarde alla siciliana con pinoli e uvetta, miglio con zucca, minestre dʼorzo, di farro e soia. Sono ricette ricche di calcio, vitamina D e fitoestrogeni vegetali con azione simile a quella degli estrogeni nel ridurre il rischio di osteoporosi e cardiovascolare senza i pericolosi effetti proliferativi causati dagli estrogeni a livello dellʼutero o della mammella.

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