Roma Medicina ad un punto di svolta

Il presidente della Cooperativa Roma Medicina Antonio Calicchia

La fine del 2011 per la Cooperativa Roma Medicina non è stata come le altre chiusure annuali, ci siamo trovati infatti anche a chiudere un ciclo, a dire arrivederci a un’esperienza importante, nata per fare qualche cosa di utile per il nostro lavoro e per i nostri pazienti. Il 31 dicembre 2011, con la chiusura dell’Ospedale Virtuale come lo avevamo pensato e realizzato, si è conclusa anche l’attività che ci ha permesso di modificare completamente le nostre conoscenze sulla sanità territoriale, acquisendo una esperienza ed una professionalità che ci hanno arricchito, seppur inconsapevolmente, e che ci porteremo dietro come medici per sempre. Questi dieci anni di lavoro, cercando di costruire una nuova assistenza domiciliare a cominciare da Roma, che non dimentichiamoci è stata anche l’unica esperienza del genere in Italia, ci hanno consentito di avere una casa comune completamente ristrutturata e nuova, dove svolgere le attività future; di poter acquisire alcuni beni strumentali che saranno utili in futuro come una automobile, una apparecchiatura per la vac teraphy, un sistema per la telemedicina ma soprattutto ci hanno permesso di fondare la Cooperativa Romamed Service. In questi dieci anni, in cui abbiamo anche sperimentato l’invidia dei colleghi, i timori e i rancori del sindacato Fimmg, l’incomprensione da parte delle strutture pubbliche, siamo sempre stati confortati dalla approvazione e dal ringraziamento dei nostri pazienti e questo è stato lo scopo primario per cui ci eravamo associati nel lontano 1999.

Con il 2011 chiudiamo perciò un periodo importante, non soltanto economico ma anche progettuale e politico. La cooperazione sociale dei medici di medicina generale che abbiamo fatto nascere e crescere per oltre dieci anni, molto probabilmente per dei soci, medici di medicina generale, così come l’avevamo pensata nell’ambito del servizio sanitario nazionale è in via di esaurimento; la cooperazione per i medici di medicina generale del nostro futuro sarà intesa soprattutto come strumento societario al nostro servizio, per la nostra professione, per il nostro lavoro e sarà perciò soltanto una cooperazione di servizi.
Io credo però che la Cooperativa Roma Medicina possa continuare a svolgere la sua missione nel territorio e per il territorio. Sarà una società probabilmente diversa, di cui mi auguro caldamente voi tutti vogliate essere ancora soci, in un futuro non molto lontano cresciuta, evoluta, sarà a tutti gli effetti una società autorizzata a lavorare e a fare quello che ha nella sua missione di ente sociale e non lucrativo. Sarà la fornitrice di nuovi servizi territoriali come un’assistenza socio sanitaria domiciliare vera, a fianco di Romamed Service e della medicina generale ma non di proprietà esclusiva della medicina generale. Sarà caratterizzata mi auguro da soci non esclusivamente MMG ma anche di altre professionisti con altre caratteristiche lavorative, che potranno trovare nella cooperativa una occasione di lavoro. La differenza tra questa convinzione mia e del consiglio di amministrazione e quanto stanno portando avanti alcune personaggi del sindacato laziale FIMMG all’interno della cooperazione sociale di Confcooperative è abissale, la loro convinzione sulle possibilità lavorative del medico di famiglia all’interno di una filiera organizzata che potrebbe sostituire il Servizio Sanitario Regionale è per noi assolutamente da osteggiare: temiamo infatti la attuale debolezza economica della nostra categoria, la sua facile ricattabilità da parte di organizzazioni ben strutturate, la sua idiosincrasia per un lavoro chiaramente da dipendente.
Crediamo invece ad una medicina generale indipendente, autonoma, ben organizzata e strutturata all’interno del sistema, capace di assumersi l’onere di una responsabilità diretta ed economica dei percorsi di salute del suo paziente, con la possibilità di avere intorno una rete di colleghi e di poter disporre di strumenti tecnologici che possano aiutarlo ad essere sempre presente e che gli permettano di svolgere anche quelle funzioni che più gli si addicono, come per esempio la ricerca, la formazione o più semplicemente come la clinica (recentemente depauperata da parte delle nostre rappresentanze sindacali da molti dei suoi contenuti).
Quest’ultima, svolta anche al capezzale del malato, adiuvato da una equipe multi professionale coordinata dal medico di Medicina Generale, eventualmente ricorrendo anche, se necessario, alle risorse non-pubbliche, provenienti ora da mutue ora da assicurazioni ora da quello che il sistema riterrà necessario creare. Sempre comunque con al centro il nostro rapporto stretto e personale con il malato, mai abbandonando questo ruolo che è la caratteristica principale della nostra professione.

Per fare questo finiamo perciò un periodo e ne apriamo subito un altro, di cui consapevolmente dobbiamo comprendere e condividere l’obbiettivo: permettere alla Cooperativa di camminare con le sue gambe forte della sua capacità di creare lavoro. Senza questa comprensione, condivisione e poi partecipazione da parte di tutti noi soci, non riusciremmo a continuare a lavorare per almeno altri due anni, come stiamo già facendo, pagando i nostri dipendenti, mettendo ordine nelle autorizzazioni, collaborando con RMS nello sviluppo delle sue attività e potenziando la nostra offerta di provider di servizi territoriali come Salute a Casa, come Il Fonendoscopio o come le nostre iniziative di sensibilizzazione clinica.
La Cooperativa Roma Medicina per fare questo continuerà a chiedere aiuto al suo territorio attraverso le donazioni, il 5 per mille, la collaborazione con gli sponsor, mai dimenticando però il valore della sua missione.

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