Stamina, il parere dell'UMI sulla relazione della Regione Lombardia

Dottor Francesco Falsetti, presidente UMI

La vicenda del cosiddetto Metodo Stamina per la cura di alcune patologie attraverso cellule staminali, sintetizzando al massimo, continua a far parlare di sé. Alcuni giorni fa è stata presentata infatti la relazione finale del lavori della Commissione Sanità della Regione Lombardia, dopo le audizioni che si sono susseguite in questi ultimi mesi. La relazione, anche qui andando al sodo, escluderebbe un “ruolo essenziale” della Regione in quanto la stessa “non ha alcuna competenza per autorizzare cure compassionevoli o sperimentazioni”.

Su tale documento si è espressa l'UMI, Unione Medici Italiani, tra le associazioni di categoria più numerose e attive sia nel settore sanitario, socio-sanitario che in quello sociale. Riportiamo l'intervento a firma del presidente dell'UMI, dottor Francesco Falsetti.

<<Vale la pena ricordare che UMI non è stato sentito, nonostante abbia avuto una costante e significativa partecipazione al dibattito. Ben più importante è l'assenza, anche se convocati, dell'ex Direttore Generale Salute, dottor Carlo Lucchina, del Dirigente dottor Luca Merlino e persino dell'ex Assessore alla Salute, dottor Luciano Bresciani. Le opposizioni politiche in Consiglio Regionale hanno contestato la relazione dichiarando che le conclusioni non rappresentavano le posizioni in Commissione e pertanto hanno minacciato una propria diversa relazione. Sulle motivazioni, riportate dal relatore (Fabio Fanetti), va detto che effettivamente la Regione non ha competenza in tema di cure compassionevoli e sperimentazioni (per altro nella “vicenda Stamina” non si potrebbe parlare di cure compassionevoli e di sperimentazione, ma solo di un trattamento non autorizzato perché privo di validazione scientifica), ma è a tutti noto come la Regione Lombardia (come quasi tutte le Regioni) eserciti costantemente una sorte di “eccesso di potere” nei confronti delle Aziende Ospedaliere, condizionando ogni loro decisione. Questa pesante centralizzazione regionale delle decisioni è perseguita sia in maniera palese (verificabile con documenti) e legittima, sia in maniera occulta (cioè, per esempio con disposizioni orali di cui non resta traccia). Questo comportamento è la regola vigente da anni e viene esercitato attraverso i Direttori Generale delle Aziende Ospedaliere chiamati a una totale “obbedienza” verso il Presidente regionale.
Pensare che per la “vicenda Stamina” le cose siano andate diversamente risulta veramente difficile e questo potrebbe essere il motivo dell'assenza dei protagonisti di quella fase iniziale, quando fu approvata la convenzione tra Spedali Civili e Stamina Foundation. E' improbabile quindi che il Direttore Generale degli Spedali Civili, ora scomparso, non abbia agito senza il “via libera” per definire l'accordo, ma forse, più verosimilmente, egli abbia avuto un vero e proprio “ordine” dalla stessa Regione per avviare la collaborazione con Stamina. Se questa ipotesi è credibile, tutto il resto è facilmente comprensibile, anche se creare le condizioni per dare una parvenza di leggittimità all'operazione è stato un lavoro certamente laborioso e difficile, per il quale è stata necessario il coinvolgimento di altre istituzioni e organismi. Forse l'errore più grave è stato di non prevedere che ai 12 malati iniziali (concordati tra la parte pubblica e Stamina) se ne sarebbero aggiunti molti altri, sino agli oltre 150 di oggi che hanno poi preteso il rispetto dei loro diritti attraverso la Magistratura. Il resto della vicenda è sotto gli occhi di tutti, come il ruolo avuto dai diversi attori e delle relative versioni dei fatti.
Se questa ricostruzione è vera, si capisce come la relazione appaia una giustificazione d'ufficio, poco credibile, volta a coprire una triste storia tutta italiana fatta d'illegittimità e forse anche d'illegalità (aspettiamo le decisioni di Torino), resa ancora più amara dalla presenza di malati gravi di cui si è permesso di carpire la buona fede. Vorrei precisare che i fatti come rappresentati sono solo un ipotesi, senza che si abbia alcuna documentazione sull'eventuale diretta responsabilità della Regione Lombardia.>>

L’UMI – Costituito nel 1998 è presente in Lombardia con circa 600 iscritti tra medici dirigenti, medici di famiglia e altri settori. Obiettivo primario dell'UMI è la salvaguardia di un SSN pubblico universalistico con il concorso del privato accreditato. Per entrambi l’UMI opera con elevati standard di qualità con il rispetto delle normative contrattuali e di legge per il personale medico dipendente e convenzionato a tutela dei livelli assistenziali oggi compromessi dalla crisi del sistema politico/amministrativo.

  • Attualmente 4.5 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 4.33333/5 (3 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!