UE, soccorso e assistenza nell’emergenza internazionale

Terremoto e tsunami in Giappone, marzo 2011 (foto web)

Il rischio sanitario emerge da situazioni critiche che possono incidere sulla salute della collettività. Possiamo trovarci di fronte ad una calamità naturale, a una carestia o alle atroci conseguenze di guerre e sommovimenti politici, e invariabilmente nasce un’emergenza umanitaria che va affrontata con rapidità e con la massima efficacia. A tale scopo sono stati ideati, dalla Unione Europea (ECHO), modelli organizzativi di alta specializzazione: dopo lo tsunami del 2004 in Asia, l’UE ha creato 4 moduli di protezione civile, unità operative autosufficienti ma interoperanti, composte da risorse umane e materiali messi a disposizione dagli Stati aderenti, per interventi immediati, entro 12 ore, dentro e fuori i confini europei. Devono essere in grado di effettuare pompaggio ad alta velocità, depurazione dell’acqua, operazioni di ricerca e salvataggio su media e vasta scala nell’ambito urbano, lotta agli incendi boschivi con mezzi aerei, e interventi sanitari.

In ambito sanitario il primo modulo è il Posto Medico Avanzato (PMA), il secondo è il PMA con unità chirurgica (ognuno di questi 2 moduli deve essere in grado di trattare da 50 a 100 pazienti in 24 ore), il terzo è l’Ospedale da campo con almeno 10 posti letto per pazienti con traumi gravi e una equipe multispecialistica, il quarto è il modulo di evacuazione sanitaria, con mezzi aerei, delle vittime di una catastrofe, che possa evacuare 50 persone ogni 24 ore.

Più complesso è il rischio sanitario che si deve fronteggiare quando l’emergenza riguarda milioni di persone, come durante le emergenze umanitarie. Nei campi profughi, ad esempio, sono accolte centinaia di migliaia di persone in fuga dalle loro case flagellate da guerre o carestie.

Visitando il sito della Commissione Europea sono riportati tutti gli interventi di sostegno in atto e si può osservare che nella maggior parte delle nazioni africane, asiatiche, centro e sudamericane ci sono oggi drammatiche emergenze umanitarie. E’ particolarmente attuale il dramma che vive il popolo in Siria, dove 1,2 milioni di siriani sono sfollati all’interno del loro territorio e qualche centinaio di migliaia nei paesi confinanti (Libano, Giordania, Iraq), numeri tra l’altro in continuo aumento per il prolungarsi della guerra civile. I rischi per la salute connessi a una tale promiscuità sono enormi, la metà di questi sfollati sono bambini e adolescenti, le condizioni igieniche sono carenti e il rischio di epidemie è altissimo. E’ altrettanto drammatica la situazione nel Sahel, in sud Sudan, ad Haiti e in moltissimi altri paesi.

Bisogna fronteggiare emergenze: la malnutrizione severa acuta, la dissenteria e le diarree emorragiche, la malaria, gravi infezioni respiratorie. Le associazioni umanitarie si prodigano per favorire le migliori condizioni igienico-sanitarie possibili: forniscono con autobotti acqua potabile e installano servizi idrici e servizi igienici, forniscono kit alimentari e per l’igiene personale, forniscono sali reidratanti da bere (veri salvavita nelle frequenti epidemie di dissenteria che uccidono i bimbi in poche ore per disidratazione), biscotti proteici, vitamina A, e soprattutto somministrano VACCINI contro morbillo, poliomielite, tetano neonatale, epatite, difterite, rosolia, malattie a rischio epidemico e talora mortali per organismi già debilitati.

Nel 2011 è stata prestata dall’UE assistenza umanitaria a 117 milioni di persone in 91 Paesi, ad esempio: in Giappone per la triplice catastrofe del terremoto, dello tsunami e dell’esplosione nucleare; in Burkina Faso, Mauritania, Mali, Niger, Ciad, nel Corno d’Africa (Gibuti, Etiopia, Kenya, Somalia) e in America centrale e meridionale (Paraguay, Bolivia, Honduras, El Salvador e Guatemala) per la siccità; in Pakistan, Bangladesh, India, Sri Lanka per inondazioni; nel sud-est asiatico (Cambogia, Repubblica democratica popolare del Laos, Filippine, Thailandia, Vietnam), in America centrale (El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua) e nei Caraibi (Santa Lucia) per cicloni/uragani/tempeste tropicali.

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