Una droga non è mai leggera mentre i danni che provoca possono essere pesantissimi

Convegno sulle droghe Leggere a Roma con Paola Perego, Rosario Sorrentino e Beatrice Lorenzin

Importante approfondimento martedì 4 marzo all’istituto Villa Flaminia di viale del Vignola a Roma, sia per gli ospiti intervenuti sia per quanto emerso durante il dibattito con gli studenti. Il titolo del convegno “Ma quale leggera! Le cosiddette droghe ‘leggere’ a confronto con le attuali conoscenze scientifiche” introduce perfettamente il tema affrontato poi dagli interventi del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, del neurologo Rosario Sorrentino e della neuropsichiatra infantile Manuela Romagnoli, accolti dalla preside dell’istituto Maria Chiara Sidori mentre la mattinata ha visto come moderatrice Paola Perego.

Ad aprire è stata proprio la Lorenzin, che ha detto di voler fare un intervento non da Ministro della Repubblica, ma da persona normale che però ha vissuto da vicino queste tematiche. “Quando ero come voi nei bagni della scuola girava di tutto, due miei compagni sono morti per overdose proprio a scuola. Purtroppo veniamo da decenni in cui la droga è stata proposta con valenze positive, ma nessuno si preoccupa di raccontare cosa succede realmente nel nostro cervello con l’assunzione di sostanze stupefacenti. Non ci scordiamo, tra l’altro, il business da miliardi di euro che muovono le droghe, dalla cannabis alle pasticche. I giovani sono visti come il principale mercato, per questo dovendo creare dipendenza le droghe negli anni sono state modificate e potenziate diventando molto più pericolose. Io ho sempre rifiutato la droga per un solo motivo, perché avevo paura. Certo non tutti quelli che consumavano droghe sono morti di overdose ma avere paura dei casi estremi fa bene. Non dovete mai dirvi che la potete gestire, tutti hanno iniziato dicendosi questa cosa. Ricordatevi – ha concluso il Ministro della Salute – che non abbiamo limiti, se crediamo in noi stessi possiamo realizzare qualsiasi cosa, l'unico limite che abbiamo è la droga”.

La neuropsichiatra Romagnoli ha toccato un altro tasto dolente: “Oggi si tende ad anestetizzare le difficoltà dell'adolescenza”, l’idea che annullando le difficoltà i giovani crescano meglio fa si che gli adolescenti non siano poi preparati alla vita e, anzi, siano più recettivi in fughe come quelle della droga.

Usciamo dall'ambiguità semantica – ha dichiarato subito Rosario Sorrentino - una droga non è mai leggera. Quando si parla di droga non si dovrebbe fare demagogia, calcoli politici o ideologici. Bisogna affidarsi alla scienza e dire con chiarezza che lo spinello degli inizi aveva un principio attivo intorno al 5/7% del totale, oggi si arriva al 50%, in questo modo il principio attivo penetra nel cervello dal portone principale e attivando i neuroni a produrre dopamina, con sensazioni di benessere e gratificazione, inibisce quelli che producono invece la stessa sostanza a livello naturale. Dallo spinello si passa facilmente, anche con sole 3 o 4 boccate in alcuni casi, ad attacchi di panico. La cannabis tra 15 e 17 anni interviene a gamba tesa sullo sviluppo, siamo in un momento delicato della formazione della nostra psiche e l’uso di sostanza psicotrope può contribuire allo sviluppo di malattie psichiatriche, neurologiche, attacchi di panico, malattie cardiache, difficoltà di memorizzazione, allungamento dei tempi reazione. In alcuni casi i danni sono immediatamente visibili, in altri si manifestano dopo anni”.

La giornata è stata portatrice anche di una proposta concreta, partita dal professor Sorrentino e raccolta subito dal Ministro Lorenzin, ovvero quello di proseguire con incontri come quello di Roma per parlare, raccontare, far vedere ai giovani quali sono i danni delle droghe sul loro sviluppo.

Verrò sicuramente – ha detto la Lorenzin – come ho già fatto in passato in occasioni simili, ma propongo di portare con noi anche alcuni giovani che hanno dovuto affrontare un percorso di uscita dalle droghe e che hanno provato in prima persona i danni di cui abbiamo parlato questa mattina, sono convinta infatti che se questi messaggi arrivano da coetanei è più facile farli passare”.

Si è parlato poi, sullo stimolo delle domande degli alunni del Villa Faminia, anche di uso terapeutico delle sostanza psicotrope e, non escluso ma necessitante di ulteriori approfondimenti secondo Sorrentino.

Infine intervento di una “genitore” un po’ speciale, ovvero l’ex presidente della Camera Irene Pivetti: “Rispetto ai nostri tempi voi – ha detto ai giovani presenti e quindi al suo stesso figlio – voi avete a disposizione strumenti come i social network, che hanno una potenza incomparabilmente superiore nella gestione del consenso. Ecco quindi che sentirsi accettati da un gruppo è importante e giusto, ma quando questo diventa modalità di superamento dei limiti diventa pericoloso come nel caso delle ‘nomination’ che stanno impazzando su Facebook”.

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