Alla ricerca di equilibrio e senso civico

A conferma ed integrazione di quanto, lucidamente, scrive l’amico Galli nel precedente numero, racconto un recentissimo episodio.

La signora Fulvia (il nome è di fantasia ma spero che “si riconosca”) poche settimane fa si è lamentata, come al solito, della inefficienza del Sistema Sanitario a causa della necessità di pagare un farmaco (nonostante le proprie esenzioni) e per le lunghe attese per gli accertamenti specialistici. Premesso che la signora Fulvia consuma Sanità, da sola e per il proprio marito, più di un intero condominio, nell’occasione manifestava la necessità di fare una visita cardiologica ed un elettrocardiogramma. Dopo aver notato che tali accertamenti erano stati già eseguiti solo venti giorni prima (venti giorni prima!) mi informavo del perché di tale necessità. La risposta avvilente: “Non mi ha soddisfatto... il dottore è stato sbrigativo”. Capite tutti che, con questi criteri, il SSN non può durare a lungo, anzi, è già un miracolo che ancora esista. Il “tutto gratis” e la possibilità per ognuno di una sana prevenzione presumono una cultura civile ed una maturità che il nostro Popolo ancora non ha o, più probabilmente, ha ormai perduto.

Sulla solidarietà, sul sistema pubblico e sulla necessità di assistenza a chi ha più bisogno ho talmente insistito da essere al di sopra di ogni sospetto, ma la “dura realtà” mi impone una parziale revisione delle mie convinzioni. Qualsiasi sistema, semplice o complesso, dalla lavatrice al programma spaziale della Nasa, se si usa male, nella migliore delle ipotesi, funziona male ma, col tempo, non funziona più: si rompe. Ciò che sta avvenendo in Italia, a mio avviso, porterà al blocco del meccanismo di solidarietà su cui è basato il nostro Sistema Sanitario. Mi spiego: se, per seguire le gratuite pazzie di un avente diritto a tutto, non posso più assistere adeguatamente un bambino, un adulto o un anziano in grave pericolo è giusto che si ripristini la giungla del “ognuno per sé”.

E’ uno sfogo provocatorio e non voglio che ciò debba mai avvenire ma bisogna che qualcuno imponga alla signora di cui sopra qualche euro di partecipazione per far sì che una buona visita cardiologica non debba essere ripetuta, dopo pochi giorni, perché il dottore è poco simpatico! La tristezza con cui sostengo questa tesi, decisamente impopolare, è frutto dell’ultratrentennale e quotidiano contatto/scontro con tantissime ‘Fulvie’.

Il problema della partecipazione alla spesa sanitaria è spinoso, difficile da gestire per qualsiasi politico alla ricerca di banale ed effimero consenso ma credo che, se affrontato seriamente e, soprattutto, spiegato alla gente, sarebbe accettato e compreso anche alle più estreme frange di assatanati medico-dipendenti. E allora, quando la stampa si occupa di malasanità non sarebbe male che affrontasse il problema a 360 gradi: operatori, strutture e anche utenti. Perché l’inciviltà ed il malcostume di un certo pensiero comune ci porta alla deprimente conclusione: io non pago... chi se ne frega degli altri!