Dal coordinamento all’intervento: gestione dell’emergenza sanitaria in Italia

ospedale da campo, foto archivio Protezione civile

Nel nostro Paese la gestione dell’emergenza in ambito sanitario è regolata dal Dipartimento della Protezione civile che fissa le linee operative a cui devono poi attenersi gli altri organismi che tutelano la salute pubblica, come le Aziende sanitarie, che hanno l’obbligo di predisporre i sistemi di risposta ad emergenze da fenomeni naturali o provocati (climatici e nucleari, biologici, chimici, radiologici). Quindi un evento inatteso che produca una situazione “critica” va affrontato con risorse e modalità straordinarie definite appunto nelle linee guida operative, e in particolare:

  • l’individuazione di responsabilità e competenze individuali e l’istituzione di una catena di comando;
  • lo sviluppo di procedure codificate;
  • la capacità nell’adattare il piano a una situazione non prevista;
  • la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e la formazione continua del personale;
  • la periodica verifica di efficienza di quanto pianificato.

In emergenza si deve operare sempre e solo come membri di un team strettamente coordinato, e ogni operatore sanitario deve avere la capacità di adattare allo specifico scenario le proprie competenze tecnico/professionali unitamente alla capacità di cooperare strettamente con tutti gli altri gruppi: gli interventi spontanei spesso creano confusione e non risultano efficaci ed è bene che i volontari si mettano a disposizione delle organizzazioni istituzionali. È necessario un continuo flusso informativo tra tutti gli operatori, per avere in ogni momento la possibilità di adattare il piano alle necessità che emergono sul territorio.

Ma cosa accade subito dopo l’evento catastrofico? Alla fase di allarme, in cui subito dopo l’evento si acquisiscono tutte le notizie sul fatto, segue la fase d’emergenza che è la fase in cui si effettuano gli interventi di soccorso. La centrale del 118 è il primo filtro e possiede già piani di emergenza adatti a varie situazioni critiche. Nel momento dell’evento gli operatori devono sapere già cosa fare e come farlo secondo le procedure definite e collaudate. I primi momenti dopo l’evento catastrofico sono gestiti dai servizi territoriali locali (sempre che siano agibili, se l’evento catastrofico è di piccole dimensioni) che immediatamente intervengono per mettere in sicurezza la maggior parte dei sopravvissuti e dei feriti e nel contempo danno notizie alla centrale operativa sull’estensione del sinistro, sulla stima delle vittime, e sullo stato delle strutture sanitarie esistenti (ospedali ecc). Nasce la catena di soccorso (direttore dei soccorsi, infermieri e medici). Si appronta entro 30 minuti un PMA (posto medico avanzato) di I livello in una zona sicura, contigua alla zona colpita e facilmente raggiungibile da mezzi di soccorso, meglio se in un edificio già esistente, che sarà completamente autosufficiente per 12 ore. Qui giungono i feriti selezionati con il triage sul luogo dell’evento e si presta l’assistenza di base a codici rossi e gialli (fino a 30 pazienti), con supporto cardiocircolatorio e respiratorio, primo soccorso per ustioni e fratture. Entro 6 ore è possibile approntare, se necessario, un PMA di II livello, in cui possono essere trattati fino a 150 pazienti in codice rosso o giallo, con un’autosufficienza di 72 ore.

Se l’evento catastrofico è di proporzioni maggiori la gestione è più complessa: c’è una sproporzione tra necessità e disponibilità di squadre di soccorso (di certo il territorio non può far fronte all’emergenza), a volte devono intervenire prima mezzi di sgombero, si richiede l’intervento delle Forze Armate che forniscono veri Ospedali da Campo, con sale operatorie, terapie intensive; inoltre si presentano problemi di igiene pubblica, (controllo acque potabili, disinfezione e disinfestazione, vaccinazioni e profilassi malattie infettive e parassitarie, problematiche veterinarie) e problemi psicologici post-traumatici. Vanno comunque garantite la fornitura di farmaci e l’assistenza sanitaria di base e specialistica.

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