Educazione e ignoranza sessuale

Per chi di noi li ha vissuti da adolescente, i “favolosi anni sessanta” ci avranno anche fatto ascoltare Beatles e Rolling Stones, ma certo per quanto riguarda le conoscenze sessuali, diciamo che ci siamo rimboccati le maniche e... “ci siamo fatti da soli”. La frase non è felicissima, dato lʼargomento, e si presta a facili ironie ma così è. Parlare di educazione sessuale nelle scuole o di grande e aperta comunicazione con i genitori, oggi è normale, allora era addirittura impensabile. Il famoso ʼ68 e, soprattutto, gli anni immediatamente successivi hanno cambiato così radicalmente la realtà dei giovani da aver “stordito” la generazione che si è trovata a cavallo di questo passaggio, più i maschi delle femmine.

Certo, anche oggi, parlando con tanti giovani mi rendo conto che la massa di informazioni e conoscenze è enorme ma lʼignoranza, vera, è quasi la stessa.

Un questionario distribuito dalla ASL Roma A agli alunni dellʼultimo anno della scuola media e che prevedeva anche la possibilità di formulare domande, in forma rigorosamente anonima, ha evidenziato una condizione di “cultura sessuale” media a dir poco molto confusa. Uno degli slogan di un noto amaro negli anni 70 recitava: “Bevo... perché pensavo che educazione sessuale significasse dire grazie al ginecologo”. Non siamo a questo punto ma la situazione è seria.

Mi spiego meglio: internet, giornali, televisione e cinema scaricano dati, nozioni, e ci bombardano di immagini in quantità industriale ma siamo molto lontano da qualcosa che possa creare una coscienza ed educare, nel senso più profondo del termine. Le considerazioni sociologiche sono complesse e troppo articolate per potersi lanciare in una disinvolta disamina delle cause a monte ma, del resto, nessuno di noi vive fuori da un contesto sociale che definire avvilente è dire molto poco!

Gli educatori sono tecnicamente qualificati: psicologi, medici, sessuologi ma insegnare il rapporto interpersonale più complesso che si possa immaginare non è cosa semplice. A mio avviso, quello che, meritoriamente, si è introdotto nelle scuole sarebbe più corretto definirlo “informazione tecnica e igiene sessuale”. Non è poco ma i giovani meriterebbero di più. E gli aspetti etico sociali chi li tratta? Del resto come si possono insegnare il rispetto di se stessi e dellʼaltro, la dignità propria ed altrui, la condivisione delle esperienze e la libertà dei propri sentimenti? Tutto ciò (e altro ancora) si impara con lʼacquisizione di principi fondamentali che devono essere metabolizzati e trasmessi, a volte, più con lʼesempio e con i comportamenti (anche della famiglia) che non con parole, grafici e illustrazioni.

La mia generazione, appunto, nata su vecchi stereotipi, ha lavorato pesantemente per reimpostarsi in modo “politicamente corretto”. Eppure chi può dire di essere, o essere stato, immune da una certa mentalità “venatoria” che ha fatto vivere molti rapporti come una “tacca” in più sul calcio della pistola o un altro gallone sulle spalline della propria divisa di maschio? Spesso nel pieno disinteresse dellʼaltro.

Non credo che questa mentalità vecchia, un poʼ triste e che, in estremo, genera i comportamenti drammatici del branco, sia del tutto sparita. Anzi, temo che si insinui nelle nuove generazioni come un pessimo fenomeno di ritorno. E allora ben venga qualsiasi iniziativa che possa aiutare lo sviluppo e la maturità dei ragazzi e dei giovani, nella speranza che, da parte loro, ci sia la volontà di crescere, e di “rimboccarsi le maniche” anchʼessi... magari in modo più piacevole del nostro.

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