Giornata di studi: sanità e sociale insieme per aumentare il benessere delle persone

I partecipanti al convegno

L'azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini e il Forum Terzo Settore Lazio, presso l'Aula Magna dell'ospedale romano, il 15 novembre hanno discusso di integrazione tra politiche diverse per attivare servizi a favore delle persone svantaggiate. Le politiche sociali e sanitarie in accordo per aiutare i poveri, gli immigrati, minori in difficoltà, donne maltrattate e persone con disabilità. Con la testimonianza di associazioni e cooperative che operano nel sociale, l'incontro è servito per mettere a confronto chi lavora sul campo e le istituzioni.

Ad aprire i lavori della giornata il direttore dell'azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini, Aldo Morrone: “La persona malata viene vista come una fonte di profitto e gli ospedali come discariche sociali” Per il direttore Morrone un sistema che vede al centro i nosocomi è destinato a fallire vista la scarsità di risorse e i costi sempre più elevati di gestione. Per il direttore Marrone la medicina territoriale in integrazione con il mondo del sociale vanno ad intervenire nei casi dove il ricovero non è necessario.

Il portavoce del FTS Lazio, Gianni Palumbo, alla presenza dell'onorevole Ileana Piazzoni, dell'Assessore della Regione Lazio Rita Visini, del consigliere regionale Marta Bonafoni e del consigliere del comune di Roma, Erica Battaglia, ha ricordato che: “Un malato oncologico ricoverato costa a trimestre 54 mila euro, mentre l'assistenza a domicilio costa 2 mila e 500 euro. Questo è un esempio concreto delle buone pratiche messe a punto grazie allo sviluppo della medicina territoriale”. Ma per una reale integrazione sociosanitaria servono delle garanzie: “Il Terzo settore - sottolinea il portavoce - è largamente presente sul territorio e intercetta e conosce i bisogni delle persone. Per questo chiediamo che la futura legge di recepimento della 328 del 2000 preveda una norma transitoria per far svolgere una specifica sperimentazione triennale sia in una Asl dell'area metropolitana ed in una della provincia, che veda il Forum protagonista”

Il convengo è servito a sottolineare come una società profondamente cambiata nel breve arco di pochi decenni ha bisogno di un Servizio sanitario nazionale (SSN) che ponga al centro la persona e i suoi bisogni e in cui il momento della cura sia integrato con quello della promozione della salute e della prevenzione delle malattie. Non solo nel corso del convegno sono emerse le diverse necessità di chi affetto da malattie croniche o da disabilità non abbia bisogno di cure nell'emergenza, ma di assistenza costante. Per questo le varie categorie, medici di base, istituzioni, volontari del terzo settore, operando insieme possono creare una relazione stabile con il paziente non limitata alla cura del singolo episodio e dell'emergenza. Offrire un servizio onnicomprensivo, continuato, centrato sulla persona e capace di coordinare le cure nei diversi momenti. Prendersi di cura della salute per tutto il ciclo della vita e trasformare i cittadini, oggi soggetti passivi, in partners nella gestione della propria salute e di quella della comunità di appartenenza.

I POLITICI:

Erica Battaglia, Presidente Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale: “I protagonisti di oggi sono i lavoratori sanitari e il terzo settore che in molti casi hanno dato esempio ed evitato lo stop dei servizi in attesa dell'approvazione del bilancio comunale. Spesso ai tavoli del terzo settore si anticipano le decisioni che dovrebbero esser prese dalle istituzioni. Ma a questo punto, considerando le criticità e i cambiamenti della società, cosa può fare Roma Capitale? Il comune dovrebbe svolgere da raccordo tra territori, Asl e Regione Lazio, considerando che la persona è al centro dell'intervento e non facendo calare decisioni dall'alto.”

Marta Bonafoni, Consigliere Regione Lazio: “E' chiaro che non possiamo operare solo sulle emergenze, servono buone pratiche, come quelle che ho ascoltato qui oggi, per prevenire. Molti dei progetti presentati oggi sono stati bloccati o chiusi per colpa delle amministrazioni, per questo dico che la politica deve assumersi le proprie responsabilità. Recependo la legge 328 la Regione Lazio vuole infatti mettere al centro la persona, strutturare un welfare territoriale e riconoscere il lavoro dei volontari.”

Ileana Piazzoni, deputata: “Purtroppo il recepimento della 328 non risolverà quasi nulla. Perchè dopo 13 anni la società è cambiata e la legge, così come fu pensata allora, non è più adeguata. Lo spostamento di risorse per la medicina territoriale è un progetto che piace a tutti, nessuno dice no ma nessuno riesce ad attuarlo. E mi sono chiesta: perchè? Il problema è dato dall'incapacità dei settori di parlarsi tra loro. Sugli interventi di oggi posso dire che se non ci fossero chi con passione si occupa di queste buone pratiche nulla di tutto questo sarebbe potuto accadere. Per cambiare il modello di welfare arretrato ed evitare tagli sbagliati basta andare sul campo e chiedere a chi ci opera, quindi al terzo settore, cosa fare. Non possono essere le istituzioni a imporre le decisione dall'alto.”

Rita Visini, Assessore alle Politiche Sociale della Regione Lazio: “La legge 328 è una legge basata sulla persona. Due i pilastri su cui si basa: governance dei piani di zona e l'integrazione sociosanitaria. E' vero che possiamo dire che sia tardi per recepire questa legge, ma serve comunque per garantire una equità di servizi su tutto il territorio regionale, attualmente allo sbando. Una giusta integrazione sociale serve ad abbattere i costi della sanità per questo dico che serve un salto culturale che noi come istituzione insieme al terzo settore, dobbiamo aiutare a fare.”

GLI INTERVENTI:

Mario Moige, presidente della SolCo Onlus ricorda che un sistema integrato può aumentare la qualità della vita non solo del malato ma anche della sua famiglia. Oggi come oggi il rapporto tra ospedale e territorio è squilibrato

Per la Coop Gnosis il dottor Bruno Pinkus siamo troppo legati al concetto: solo in ospedale sono al sicuro. Dobbiamo superare il concetto di cura identificata con il luogo.

Per la coop sociale A.D.I. occorre ricollocare il medico di famiglia in un ruolo centrale per evitare effetto porta girevole: dimesso dall'ospedale il paziente non trova servizi sul territorio e quindi rientra in ospedale. La coop che comprende i medici di base del III municipio di Roma aveva avviato nel 2003 un progetto di assistenza domiciliare finalizzata alla riduzione dei ricoveri in ospedale. Con 78 euro al giorno, questo il costo a paziente al giorno, erano garantite le cure necessarie. Il progetto oggi è chiuso ma a marzo l'A.D.I. è pronta a partire con nuove sfide.

Per Il Cammino, che offre servizi a immigrati, detenuti, ex detenuti, ex tossicodipendenti, minori stranieri non accompagnati, occorre ricostruire dal basso quello che dall'alto non è stato previsto. La coop organizza servizi che intendano la salute come uno ostacolo ma come un percorso per tornare in salute.

La Coop Nuova Sair opera in 7 regioni italiane lavora per formare anche il personale medico ed infermieristico che intervengono in casi di malati disabili. Creare quindi una rete formata dalla persone che approcciano con il disabile: familiari, medici, terzo settore. Il progetto è un ambulatorio specialistico per disabili e abbattere così le cure ospedaliere.

L' Ausear concentra il suo intervento sulle malattie croniche che sono in aumento. Il sistema sanitario nazionale si base solamente sulla cura dell'emergenza, ma in determinati casi come per l'Alzheimer non si può parlare di emergenza. L'Ausear si occupa di sostenere i malati sviluppando un sistema di assistenza in rete, portando aiuto anche alle famiglie. La coop si autofinanzia con il 5xmille.

ANT Onlus si occupa di assistenza domiciliare oncologica. I volontari combattono la sofferenza fisica, morale e sociale del paziente affinchè abbia una vita dignitosa. La 'cura' del paziente prevede un intervento che vada a sostegno anche della famiglia. L'Ant infatti eroga 200 euro mensili per la durata di 6 mesi alle famiglie che hanno un reddito inferiore ai 14 mila euro l'anno. Solo a Roma l'Ant ha in cura 1000 pazienti oncologici che vengono assistiti a casa nel conforto dei loro cari. Il costo di ogni paziente è di 20 euro al giorno con un enorme sgravio per la comunità.

La comunità Capodarco ricorda come il disabile in passato fosse considerato un 'problema' della famiglia. Ma ancora oggi pur con una mentalità diversa, il sistema sanitario non è flessibile e non riesce nella pratica ad evidenziare le reali necessità. La comunità lotta contro l’esclusione sociale di persone svantaggiate, promuovendo percorsi di presa in carico globale della persona, fornendo a ciascuno risposte mirate ai reali bisogni di integrazione, autonomia e sviluppo.

ITACA Per contrastare l'isolamento sociale la coop si occupa di riabilitare al lavoro giovani con disagi mentali. Una volta esaurito il loro percorso di guarigione, Itaca gli accoglie, allenandoli a stare con gli altri, abituandoli a orari stabiliti, a fare delle scelte. Da pazienti diventano così lavoratori. Per l'associazione ogni 'socio' costa 300 euro al giorno a fronte dei 1200 che costerebbe un ricovero in una struttura. Anche Itaca si finanzia con le donazioni di chi crede in questo modello.

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