LʼOspedale Virtuale colpito dagli inesorabili tagli alla Sanità

La scure dei tagli alla Sanità nazionale e locale ha colpito anche il nostro territorio. Purtroppo lʼOspedale Virtuale, il laboratorio per lʼassistenza domiciliare operante nel IV Municipio che da oltre un lustro assisteva malati gravi e complessi sotto la guida dei medici di famiglia del distretto 4 della Asl Roma A, è stato costretto a ridurre drasticamente le sue attività da parte della Direzione Generale della Asl, a sua volta obbligata dal gravoso piano di rientro della regione Lazio.

I medici di famiglia della Cooperativa Sociale Roma Medicina, mantenendosi sempre sulla strada di unʼottica di collaborazione con la stessa direzione generale, hanno cercato comunque di non stravolgere completamente tutta lʼesperienza acquisita. Per farlo hanno dovuto accettare, loro malgrado, di rimodulare i pacchetti assistenziali e le tipologie cliniche dei pazienti assistibili. I pacchetti di prestazioni utilizzabili al domicilio dei malati saranno ora definiti come “moduli di assistenza territoriale” a disposizione della medicina generale e, soprattutto, la Cooperativa ha dovuto accettare di ridurre da 50 a 21 al giorno il numero massimo di pazienti presi in carico.

Tale lavoro di taglio e cucito è stato fatto però salvaguardando il ruolo del medico di famiglia che continua a svolgere il compito di gestore dellʼassistenza del suo paziente e lasciando la possibilità di avere dei pacchetti assistenziali formati sia da personale sanitario che socio sanitario, in quanto riteniamo necessario proseguire nel lavoro di integrazione tra queste figure professionali per poter curare bene a casa i malati più complessi.

I tagli però non si sono limitati a questo, per poter rientrare nei costi fortemente voluti dalla Asl la Cooperativa ha dovuto rinunciare alla telemedicina, alla terapia delle ulcere con la apparecchiatura VAC, al telecontrollo con il sistema di Evolvo oltre che alla diagnostica radiografica domiciliare. Tutto ciò, nella fase di vacche magrissime che la sanità laziale sta vivendo, purtroppo non si può più fare e a noi medici di famiglia, impegnati giornalmente per la tutela della salute dei nostri assistiti, dispiace molto.

Lʼaugurio è che chi è impegnato nellʼopera di riorganizzazione della Sanità laziale comprenda la necessità di potenziare la medicina del territorio, piuttosto che continuare a costruire strutture inutili oltre che costose.

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