Quando il malato è straniero: la salute nelle diversità culturali

Caro direttore, rispondo volentieri al tuo invito a raccontare come i medici di famiglia della Cooperativa Roma Medicina hanno iniziato la loro storia di collaborazione e di lavoro insieme, ormai dieci anni fa. Posso dire che la nostra fondazione e l’impegno a lavorare per affrontare un progetto innovativo, come era stato richiesto dall’assessorato per la Cura della Salute della Regione Lazio, sono stati un tutt’uno: costruire la Cooperativa e dare assistenza ai pellegrini del Giubileo sperimentando contemporaneamente nuovi modelli di continuità assistenziale per i pazienti dei medici partecipanti. Questo progetto ci vedeva protagonisti insieme alla uniche altre due cooperative presenti allora nella Regione Lazio, la Cooperativa Mediter del dottor Quadrelli a Fiumicino e Ladispoli e la Cooperativa Medico del dottor Nicolini ad Ostia e Acilia.

Tutte e tre le cooperative avevano avuto il compito di effettuare un sistema di reperibilità medica attivo 24 ore su 24 da offrire agli alberghi di una determinata parte della città di Roma. Nello stesso tempo ogni cooperativa doveva effettuare un servizio di ambulatorio di primo soccorso per i turisti che richiedessero aiuto nei locali messi a disposizione da parte delle tre ASL, Roma A - D - E, che si trovavano a ridosso del centro storico.

Sono stati mesi di intenso lavoro per stampare locandine, contattare alberghi, organizzare turni e fare guardie. Contemporaneamente è stato organizzato un sistema di reperibilità telefonica medica, aperto anch’esso h24, per i pazienti dei medici aderenti alle tre cooperative, con postazioni di ascolto distribuite sui rispettivi territori, con medici che - aggiornati sulle problematiche cliniche dei pazienti dai loro medici curanti - rispondevano al telefono e, se necessario, andavano a casa a visitare i pazienti.

Tutto questo lavoro ci ha portato, per la prima volta per medici di famiglia, a lavorare uno al fianco dell’altro e a collaborare insieme per raggiungere un obiettivo. Inoltre ci ha permesso di conoscere molte realtà sanitarie diverse nei pazienti che, provenendo da paesi vicini e lontani, richiedevano il nostro aiuto per risolvere i loro problemi di salute. Non dico che è stato un sistema di accoglienza per stranieri ma poco ci mancava, in quanto venivano per trovare risposte a problematiche che hanno spaziato dalle comuni malattie infettive alla necessità di poter continuare le loro terapie, dalla medicazione di piccole ferite alla prescrizione di esami di laboratorio. Pur non avendo attrezzature, abbiamo cercato di rispondere sempre positivamente a tutti.

Nel dicembre 2000, poi, con la fine del Giubileo, anche noi abbiamo concluso la nostra esperienza ma sia nel personale degli alberghi che nei nostri pazienti è rimasta ancora per qualche mese la necessità di utilizzare un tale servizio, tanto che continuavano a telefonare e a richiedere un aiuto. In noi medici di famiglia delle tre cooperative, colpiti dal buon gradimento riscontrato soprattutto nei nostri pazienti, è d’altro canto nata l’idea della necessità di dover lavorare per migliorare la qualità della assistenza sanitaria sul territorio, vicino alla gente .

È da questo spirito che anni dopo sono nati l’Ospedale Virtuale nel IV Municipio e nel 2008 il servizio di guardia medica per i turisti fatto dalla Medicina Generale del riconvertito ospedale Nuovo Regina Margherita a Trastevere. Ma queste, come ben sai, caro direttore, sono altre storie.

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