Da svago e gioco a forma di dipendenza maniacale: lo shopping compulsivo

Isla Fisher nel film I love shopping, 2009

Per molte persone lo shopping rappresenta una forma di svago, un gioco, un pretesto per trascorrere una giornata diversa, per farsi un regalo o fare una passeggiata in compagnia o in completa solitudine. Per altri, invece, si trasforma in una sorta di terapia per sconfiggere la noia o la depressione e l’oggetto comprato ha l’intento di ridurre l’ansia e la tensione accumulata facendo riacquistare all’individuo serenità. Alcune ricerche hanno dimostrato che molti, una volta acquistato l’oggetto tanto desiderato, successivamente non sono più interessati ad esso e che lo shopping può anche essere un’opportunità per catturare l’attenzione e il rispetto dei commessi nel momento in cui la persona decide di vincere il suo complesso di inferiorità.

L’identità di un individuo, quindi, emerge attraverso l’acquisto di un prodotto e sono proprio i pubblicitari che insieme al prodotto cercano di vendere un’immagine con il fine di condurre il consumatore verso una identificazione con il testimonial. Attraverso la loro creatività sono riusciti a concretizzare la nostra voglia di sicurezza, di identità, di status, di senso di appartenenza, di sesso e potere che altro non sono che i nostri più reconditi desideri. Questi ultimi non si sono potuti realizzare all’interno di una comunità, di una famiglia o nel lavoro e di conseguenza hanno condotto la maggior parte di noi a vivere situazioni aventi un alto livello di stress. È per questo motivo che l’acquisto di un prodotto può gratificare, riempire un vuoto, far evadere, sopperire una carenza, tenere sotto controllo uno stato ansioso e far riacquistare sicurezza.

Secondo Christopher Lasch si rivive l’esperienza confortante del rapporto originario tra l’infante e la madre nel momento in cui si idealizza e successivamente si incorpora l’oggetto tanto desiderato. Questo stato di soddisfazione tende a durare molto poco in quanto può emergere la sensazione di aver speso troppo e soprattutto male.

Lo shopping, quindi, e gli atteggiamenti che tendono a giustificarlo nascondono, nella maggior parte dei casi, dei malesseri psicologici che nella loro forma più grave possono sfociare nella sindrome dello shopping compulsivo. All’inizio diviene un piacere, un divertimento ma successivamente si trasforma in una “malattia” e già nel 1915 Emil Kraepelin lo definì come “oniomania” ossia “impulso a comperare”.

Secondo alcune ricerche del Dipartimento di Psichiatria di Iowa (USA), il malato tipico è rappresentato da una donna di circa 31 anni che soffre di questo disturbo da quando ne aveva 18. Può soffrire anche di disturbi dell’alimentazione o dell’umore, oppure può presentare delle fissazioni riguardo al suo aspetto fisico. È per questo motivo che la maggior parte dei “malati” ha una bassa autostima e sentono il bisogno continuo di ricevere complimenti e conferme riguardo al loro aspetto fisico. Lo shopping maniacale, quindi, è una strategia di autodifesa che allontana la sensazione di valere poco o niente all’interno della nostra società.

È anche una nuova forma di dipendenza tanto che si riscontra una forte somiglianza con il gioco d’azzardo in quanto entrambi producono un forte stato di tensione e un aumento di adrenalina nel nostro organismo fornendo una sensazione anche se temporanea di potere e di identità. Sia il giocatore che l’acquirente hanno difficoltà a fermarsi, a bloccare il “gioco” ormai avviato e ciò genera stati di angoscia e paura difficili da eliminare in quanto si è ormai entrati all’interno di un circolo vizioso della dipendenza da cui è sempre più difficile uscirne. Tutte le dipendenze hanno come scopo quello di alleviare la sofferenza e trovare una soluzione a essa, ma molto spesso quando una “autoterapia” fallisce è importante attraverso un intervento terapeutico comprendere il valore simbolico che una specifica dipendenza riveste per la persona e ricercare i motivi che si trovano all’origine della svalutazione di sé. È importante, quindi, spezzare il circolo vizioso all’interno del quale è situato il soggetto e aiutarlo a trovare stimoli e gratificazioni più appaganti e durature nel tempo.

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