Dipendenza e solitudine: com’è cambiata l’infanzia nell’era dei mass media

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Nell’era dei mass-media anche l’infanzia ha cambiato la sua identità storico e sociale. Psicologi, psichiatri, pedagogisti, storici e sociologi parlano di un bambino senza infanzia, di un bambino della ragione il quale viene condotto verso un processo di adultizzazione attraverso il quale tende a vivere momenti di dipendenza contrapposti a momenti di solitudine. Egli è sempre più dipendente dalla famiglia e il suo stile di vita tende ad essere sempre più ricco e soddisfatto. La casa è il suo ambiente primario e le città lo conducono verso uno stile di vita isolato che lo porta a confinarsi nella propria stanza tanto che anche il gioco tende a divenire sempre più solitario in quanto non vi sono interazioni, emozioni ed investimento affettivo. Il suo giocattolo preferito è la televisione che diviene un “mezzo” sempre più disponibile e coinvolgente con il quale interagire e dal quale farsi influenzare. I genitori, i nonni e i fumetti sono stati sostituiti dai cartoni animati, dagli spettacoli di avventura e di azione e i protagonisti delle storie divengono a loro volta i protagonisti delle loro fantasie, dei loro giochi e dei loro disegni.

Alcune ricerche passate sottolineano la presenza in alcuni bambini di fantasie distruttive e autodistruttive caratterizzate da sensi di colpa e angoscia individuando, quindi, una correlazione significativa tra forte consumo televisivo, basso grado di immaginazione, iperattività e comportamenti aggressivi. Anche attraverso delle interviste rivolte ad operatori scolastici la Winn ha messo in evidenza come i bambini da impulsivi, attivi e felici di avere qualcosa da fare sono diventati cauti e il loro modo di giocare è diventato più passivo.

Per quanto riguarda i telegiornali, in una ricerca è stato messo in evidenza come alcune scene mandate in onda che mostrano notizie brutte e ingiuste, come sparatorie, ammazzamenti e bombardamenti, possono infastidire i minori reputandole programmazioni noiose poiché difficili da capire. Gli avvenimenti trasmessi, a differenza dei cartoni animati, sono legati a fatti veri ed è proprio la veridicità delle scene che provoca spavento e paura.

Anche i film e telefilm suscitano una forma di disagio sia per scene legate alla violenza come la lotta e la morte sia per l’imbarazzo provocato da scene esplicite riguardo ai sentimenti, alle sofferenze, alle decisioni e agli amori dei protagonisti (Balduzzi & Santini, 2002).

In definitiva la televisione tende ad influenzare i bambini e ciò dipende dal tempo di esposizione e dai contenuti che vengono trasmessi. Guardare per lungo tempo la televisione li può condurre a sviluppare comportamenti inefficaci per la loro crescita e il loro sviluppo psicofisico.

Per prima cosa è possibile che il fanciullo possa evitare di svolgere attività importanti come la lettura, lo sport e i giochi di gruppo. Se si assumono alimenti davanti alla TV, è probabile che possano insorgere problemi legati all’alimentazione. L’obesità, per esempio, potrebbe essere causata dall’assumere cibi estremamente calorici. Guardare la televisione è, inoltre, un’attività passiva e quindi la curiosità e la voglia di conoscere l’ambiente circostante potrebbe venire meno e la conseguenza potrebbe essere quella di apprendere comportamenti non adatti alla loro età come l’uso di sostanze stupefacenti, la violenza e comportamenti sessuali precoci.

Infine è stato riscontrato che un’esperienza televisiva prolungata potrebbe condurre il bambino a sviluppare disagi personali soprattutto se le scene trasmesse hanno a che fare con la violenza. Comportamenti aggressivi nei confronti del loro gruppo dei pari diviene un modo per ottenere con facilità ciò che più si desidera. Può venire meno la capacità empatica e il non porre attenzione ai problemi e difficoltà altrui.

In Italia esiste un “Codice di Autoregolazione TV e Minori” in cui sono esposti alcuni principi che prevedono: il miglioramento qualitativo di alcune trasmissioni destinate ad un pubblico di minori; una collaborazione attiva con l’Istituzione scolastica per educare i bambini a un uso corretto del mezzo televisivo; sensibilizzare il pubblico in merito a problemi di handicap e disagio sociale in modo da rispettare i bisogni e le esigenze dei bambini diversamente abili.

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