Sistemi e modelli familiari tra tradizione e modernità

La famiglia è considerata una delle più antiche istituzioni e in ogni società essa è considerata un’unità sociale di grande rilevanza. Ma cos’è esattamente una famiglia? Per prima cosa può essere considerata un gruppo di individui legati da un vincolo di parentela e i protagonisti del sistema vivono insieme per lunghi periodi di tempo. Secondo Robertson (2003) la famiglia è un gruppo relativamente stabile di individui legati tra loro da una ascendenza comune, dal matrimonio o dall’adozione, che convivono formando un’unità economica e i cui membri adulti assumono la responsabilità dei piccoli.

Intorno alla metà degli anni sessanta il concetto di “famiglia tradizionale” fondata sul matrimonio è entrata in crisi a causa di un calo e un ritardo dei matrimoni; un aumento delle convivenze; un aumento delle separazioni e dei divorzi; un aumento delle famiglie con un solo genitore; un aumento delle famiglie ricostituite; un aumento delle famiglie uni personali e un calo complessivo delle nascite fuori dal matrimonio. In realtà ciò che si è modificato è il ciclo di vita dell’individuo. Fino a qualche tempo fa, infatti, i ruoli che inizialmente un giovane adulto raggiungeva erano il ruolo di lavoratore, il ruolo di coniuge e il ruolo di maternità/paternità e questi ruoli venivano raggiunti grazie anche alla famiglia di origine. In modo particolare il ruolo della madre era di fondamentale importanza perché grazie all’attaccamento (sicuro) che riusciva ad instaurare con il proprio figlio, quest’ultimo una volta adulto aveva la possibilità di formare un attaccamento sicuro con il/la partner. Secondo Anna Laura Zanatta (1997) al giorno d’oggi un singolo individuo può vivere esperienze familiari diverse: può nascere e vivere in una famiglia tradizionale e in seguito al divorzio dei genitori, può andare a vivere con un solo genitore. Se la madre si risposa si forma una famiglia ricostituita in cui si ha un padre “sociale” affiancato da un padre “biologico”. Una volta raggiunta l’età adulta, con molta probabilità il figlio potrebbe costituire una famiglia uni personale o creare una famiglia di fatto. Amore e matrimonio, quindi, non coincidono più e i divorzi danno origine alle nuove forme familiari: le famiglie di fatto, con un solo genitore e quelle ricostituite.

Secondo il sociologo Marzio Barbargli la “famiglia di fatto” viene definita comeuna situazione di due persone che vivono insieme sotto uno stesso tetto come sposi, senza essere uniti in matrimonio.La convivenza, quindi, si sviluppa in alternativa alle nozze ed è una scelta della coppia.

Le “famiglie con un solo genitore” sono costituite da un genitore che vive insieme ad un figlio (o più) minore di diciotto anni e l’aumento di questa tipologia familiare è provocato da una crescita delle separazioni e dei divorzi. Numerose ricerche hanno evidenziato come il passaggio da una famiglia costituita da entrambi i genitori ad una famiglia formata da un unico genitore, provoca nei figli un peggioramento del loro stile di vita, soprattutto nell’ambito scolastico e professionale.

Infine la “famiglia ricostituita” può essere definita come una famiglia costituita da due persone provenienti da entrambi o una sola da un altro matrimonio, vivono insieme ai figli nati dal precedente matrimonio e talvolta anche ai figli nati dal nuovo matrimonio. Per i figli tutto questo significa aggiungere ai genitori biologici, che rimangono, uno o due nuovi genitori sociali o acquisiti, oltre ad eventuali quasi fratelli o quasi sorelle e ad una nuova parentela (Zanatta, 1997).

In ogni tipologia di famiglia ritroviamo delle specifiche modalità comunicative, il tipo di relazione  che si viene ad instaurare nella relazione genitore-figlio, le regole del sistema e i significati che emergono nel momento in cui i figli mettono in atto comportamenti particolari.

Nardone (2006), per mezzo della sua esperienza clinica, ha formulato sei modelli di relazione tra genitori e figli: iperprotettivo, democratico-permissivo, sacrificante, intermittente, delegante e autoritario. Personalmente mi vorrei soffermare sul “Modello Iperprotettivo” in quanto, a mio parere, è quello più attuale.

In questo modello di relazione i genitori si sostituiscono ai figli poiché questi sono considerati fragili. La comunicazione che i genitori instaurano con loro si basa sulla dolcezza, l’accoglienza, l’amore e il genitore si sostituisce al figlio nel momento in cui questo si trova ad affrontare situazioni particolarmente difficili. In realtà queste “dimostrazioni d’amore” inviano al minore un messaggio squalificante che lo può condurre a considerarsi un incapace. La conseguenza è che il  figlio si abitua a delegare ai propri genitori il controllo della sua vita. Il figlio, quindi, non è tenuto a rendere conto delle sue azioni ai propri genitori poiché tende a scoraggiarsi di fronte alle più piccole difficoltà e se i suoi desideri non sono soddisfatti potrebbe reagire con comportamenti aggressivi poiché non riesce a gestire le sue frustrazioni. La conseguenza è che la coppia genitoriale non utilizzerà metodi educativi rigidi. Secondo Nardone (2006) è possibile che possano emergere nell’adolescente disturbi psichici che hanno alla base comportamenti di incertezza, insicurezza e disistima. Non credono nelle loro capacità e di conseguenza si allontanano dalle responsabilità.

Difficoltà scolastiche, disturbi d’ansia, difficoltà nelle relazioni affettive, disturbi della sessualità e dell’alimentazione rientrano nei problemi che i genitori riportano in un contesto terapeutico.

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