Sport e hobby migliorano la vita: “Mens sana in corpore sano”

Nel momento in cui si studia lo sviluppo psicofisico dei bambini, osserviamo incrementi e miglioramenti, mentre nel caso degli adulti cominciamo a porci domande sulla perdita e indebolimento delle capacità cognitive e fisiche. Praticare sport e creare nuovi interessi possono essere considerati dei veri e propri elisir di lunga vita. Per quanto riguarda lo sport bisogna partire dal presupposto che il corpo e la mente maturano insieme e quindi un’attività motoria insufficiente rallenta anche lo sviluppo intellettivo.

In una ricerca del 2003 è, infatti, emerso che i bambini più sportivi ottengono voti scolastici migliori. Al giorno d’oggi la maggior parte dei genitori hanno difficoltà a scegliere insieme al proprio bambino lo sport più adatto, ma bisogna tenere in considerazione un fattore molto importante: il bambino si deve prima di tutto divertire, qualsiasi sia lo sport da lui scelto. Tra i 5 e i 7 anni si è molto motivati nell’intraprendere un’attività fisica e tante volte il fattore “agonismo”, insito in quella attività scelta, potrebbe tradurre in realtà i bisogni del bambino collegati ad una forma di aggressività. È, infatti, un fattore compensativo, equilibratorio e liberatorio. L’agonismo, quindi, potrebbe funzionare da decongestionante psichico e favorire di conseguenza la crescita psichica ed emotiva dell’allievo.

Per gli adulti dai 55 anni in su l’esercizio fisico è collegato non solo ad una maggiore longevità ma anche ad un miglioramento delle varie funzioni fisiche e cognitive. Lo sport, inoltre, è importante per ridurre i livelli di stress tanto da sembrare idoneo nei casi di leggero malumore depressivo oppure di agitazione ansiosa. Per quanto riguarda il livello cognitivo, le persone attive risulterebbero essere più efficienti nei compiti di attenzione, memoria e capacità di ragionamento.

Parlando di hobby, invece, il gioco potrebbe essere condiviso sia dai bambini che dagli adulti. Nei bambini è tipico il gioco simbolico che consiste nel ripetere uno schema di comportamento che non viene applicato agli oggetti reali ma a oggetti immaginari. Ha, inoltre, un risvolto emotivo e una funzione compensatrice che consente di realizzare un qualsiasi desiderio. I giochi simbolici potrebbero essere considerati una vera e propria psicoterapia spontanea in quanto, agendo simbolicamente, il bambino può sdrammatizzare una situazione. Per gli adulti, l’assenza del “giocare” potrebbe farli cadere in uno stato di stress provocato dai ritmi frenetici della vita quotidiana.

Secondo lo psichiatra Stuart Brown esistono 3 modi affinchè gli adulti possano aumentare nella loro vita i momenti di gioco:

Dedicarsi a qualsiasi forma di movimento attivo.

Usare le mani per creare qualcosa che diverte.

Unirsi ad altre persone per impegnarsi insieme in attività sociali senza uno scopo apparente.

Secondo Brown ciò che conta è cercare di giocare regolarmente e, quindi, sarebbe opportuno prevedere un tempo durante la giornata di ognuno per giocare!

Negli anziani, invece, le modificazioni della sfera affettiva sono talvolta più marcate di quelle intellettive. L’allontanamento dei figli con il matrimonio, l’eventuale morte del coniuge e la progressiva scomparsa di parenti ed amici rendono l’anziano sempre più solo, meno autonomo e sempre più dipendente dagli altri. Subentra, quindi, la paura dell’isolamento e della conseguente solitudine. Il diventare, per esempio, nonni è considerato un hobby come anche l’imparare a suonare uno strumento musicale, tenere un diario personale, scrivere un romanzo o seguire un corso di pittura. Si tratta di nuovi interessi che invitano l’individuo a mettere in azione una serie di processi cognitivi che potrebbero condurre ad un incremento di connessioni a livello cerebrale.

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