Ristorante Hostaria Calice d’Oro al Tufello

Serata di settembre al Tufello. In questo quartiere di Montesacro pieno di storia rionale siamo andati a visitare questa trattoria giudicata in passato da altri con alterne vicende anche perché, e lo ripetiamo ormai da sempre, ciò che cambia è il parametro con cui ognuno di noi – gourmet più o meno di professione o semplice fruitore di servizio – valuta il ristorante nella sua completezza.

Certo che in questa piccola, decentrata, poco illuminata e poco frequentata via del Tufello è quasi incredibile pensare che qualcuno possa aver dato vita ad una attività in questo settore. E invece ecco il Calice d’Oro, col suo giardino grande, alberato, più che informale con le sedie di plastica, i tovaglioli di carta, il servizio giovane e senza fronzoli, eppure frequentato in maniera inaspettata (la serata estiva? dicono di no, qui la gente viene per mangiare!). Non ci pronunciamo circa le sale interne visto che l’intero servizio è stato svolto all’esterno.

Un utente che abbia cercato notizie su questa trattoria navigando in quel fenomeno dei nostri giorni chiamato internet, potrebbe però rimanere basito (come del resto è accaduto a noi) leggendo il menù quasi tutto basato su piatti della tradizione romana e non, e quindi senza acuti o sperimentazioni particolari: sul sito del locale, infatti, troneggia un menù nettamente più articolato e senza dubbio più interessante (almeno in teoria) di quello propostoci, menù che, a detta del patron, non sempre è presente perché altrimenti si potrebbe correre il rischio di mangiare pietanze non sempre fresche?!? Ci asteniamo da ulteriori considerazioni in merito.

Da una limitata lista di antipasti abbiamo optato per alicette marinate e fagioli di Spagna con cipolle di Tropea, ambedue assolutamente banali e senza lasciar alcun ricordo. I tonnarelli trinacria, versione siciliana con melanzane, pesce spada e pachino, sono risultati sapidi ma alquanto slegati. Decisamente più interessanti (sicuramente il piatto migliore della cena) gli strangozzi alla gricia con salvia, ben cotti e dove l’impasto di salvia si compenetrava armoniosamente con un condimento alla gricia fatto bene. Siamo tornati nell’anonimato più completo con i gamberi e calamari alla griglia (del resto le alternative non è che fossero poi tante!) e abbiamo terminato infine con un più che sufficiente tonno su letto di cipolle di Tropea, dove però le cipolle l’hanno fatta fin troppo da padrone. Abbiamo chiuso la nostra cena con un semifreddo al pistacchio di buona fattura. La lista dei vini portataci al tavolo recitava “La nostra piccola cantina” e dobbiamo confermare che è davvero piccola: discrete etichette praticamente del solo panorama enologico laziale. Un po’ poco per gioire di questa nobile bevanda! Noi abbiamo scelto un Luna Mater Fontana Candida 08, vino di buon carattere, con un tono fruttato fuso brillantemente con intense note aromatiche e con un finale lungo e complesso.

Globalmente non possiamo giudicare in maniera totalmente negativa questa “Hostaria Calice d’Oro – Cucina casareccia”, tuttavia si può fare di più e meglio anche a questo livello di ristorazione, come hanno dimostrato altre nostre visitazioni. E questo è ancor più vero al momento del conto: in una trattoria senza grosse pretese, in una zona periferica di Roma, risulta pesante pagare 40 euro circa per un pasto completo, senza bottiglia di vino.

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