Ristorante Medusa a un passo dall’Aniene

Per la terza (e probabilmente ultima) volta siamo tornati in questa “isola” di Montesacro, sulla via Nomentana, circondata da un’ansa del fiume Aniene, dove le vie rappresentano tutte valli del nostro Paese, per recensire un altro ristorante di cui avevamo letto e sentito cose più che discrete. L’impatto con l’ingresso della Medusa non ci ha davvero impressionato, ma certamente non è mai stato l’aspetto esteriore a mal disporci verso un ristorante. Una volta entrati, tuttavia, il senso di disagio iniziale si è fatto più intenso: tavoli a iosa apparecchiati nella stessa guisa delle innumerevoli trattorie ormai sparse per la nostra città troneggiavano in un ambiente anni 50/60 con legno alle pareti (ancora?!), appliques ormai fuori moda, televisori sparsi per il locale, frigorifero per dolci e similari, una parete interamente occupata da una vetrina del passato che metteva in mostra alcuni dessert, frutta e piatti di pesce anticipatamente preparati. Un arredamento alquanto caotico, non c’è che dire, che raggiungeva il suo acme con l’angolo per la pizza proprio di fronte all’entrata dietro il quale un pizzaiolo solerte lavorava di buona lena. Tant’è!

La patron del ristorante, comunque, ci ha messo subito a nostro agio per la sua simpatia e per il servizio risultato in definitiva più che discreto per un locale di questa tipologia. Abbiamo cominciato a gustare con altrettanta simpatia e interesse l’antipasto, un crudo di pesce costituito da carpaccio di spigola (buono), gamberi rossi di Sicilia (strepitosi), ostriche (più che discrete) e scampi (assolutamente insapori). Appena rincuorati, siamo purtroppo caduti nella disperazione più profonda nel momento dell’assaggio dei primi piatti: i tagliolini dello chef (con zafferano, gamberi, pachino e zucchine) e le margherite al sapore di mare (sorta di ravioli ripieni di mazzancolle e scampi con ragù di pesce) ambedue letteralmente coperti da un ingrediente che noi aborriamo e cioè la panna, la quale ha reso questi due piatti praticamente immangiabili. Sconsolati, abbiamo proseguito la nostra cena e, se la frittura mista è risultata “solo” insufficiente, sia per consistenza che per gusto, ciò che ci ha definitivamente tramortiti sono state le aragostelle sia alla griglia che gratinate al forno: dure, insapori, in una parola, indefinibili. E qui ci siamo fermati per ovvii motivi.

Il colpo di grazia, infine, ci è stato dato con la cantina, se così vogliamo chiamarla: assolutamente inesistente sotto tutti i punti di vista. Abbiamo bevuto uno sconosciuto Chardonnay Teraye Pradio 09 che non vogliamo neppure commentare. E’ pur vero che per una cena completa si possono spendere solo (?!) 35 euro a persona esclusi i vini (che peraltro non potranno incidere certamente in maniera determinante sul conto finale) ma è doveroso sottolineare che il rapporto qualità/prezzo è a dir poco sfavorevole. Un’esperienza simile ci lascia sconcertati, non solo per il locale in sé, ma anche per il fatto che – viste anche le nostre ultime visitazioni – abbiamo il grosso timore che sul territorio del IV Municipio l’offerta dei “veri” ristoranti stia diventando più che preoccupante. Non ci resta che sperare in qualcosa di nuovo (uno chef con idee innovative, un patron con reale interesse per la ristorazione seria) che ci possa far riavvicinare ad una cucina all’altezza di questo nome.

  • Attualmente 5 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 5/5 (1 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!