Un viaggio in Sardegna al ristorante Dolmen

Non c’è dubbio che i Sardi siano persone assolutamente positive, serie, affidabili, lavoratori indefessi e a volte simpaticamente poco comprensibili. Un altro tratto comune, soprattutto per coloro che si sono trasferiti a Roma, è la particolare inclinazione alla ristorazione (quanti ristoranti sardi operano a Roma?!) che nella quasi totalità dei casi ripropone piatti e ingredienti della terra d’origine. E fin qui! La cosa che lascia sbalorditi, però, è la standardizzazione dei menu che appaiono pressoché sovrapponibili in tutti i loro locali, risultando così alquanto monotoni e stucchevoli anche se a volte (ma solo a volte!) di discreto godimento.

Dolmen, il ristorante di cui ci occupiamo oggi, non sembra sottrarsi a questo schema ormai canonico, per cui il percorso culinario non si è discostato più di tanto da tutti gli altri locali visitati in un passato abbastanza remoto. Nella zona di Conca d’Oro, nel IV Municipio, più che tranquilla e silenziosa (naturalmente la sera!) già attraverso i vetri prospicienti la strada si possono notare queste due salette asettiche, con pareti rosso scuro e beige, fornite di nicchie murali ripiene di bottiglie di vino e con applique tipo Italia anni Cinquanta rimodernate. I tavoli, discretamente apparecchiati, sono veramente troppo vicini tra loro e, vista l’alta frequentazione di questo locale (fortunatamente per il patron), la privacy di ogni commensale non è che un lontano ricordo. Il servizio ci ha soddisfatti per attenzione e discreta professionalità, un po’ meno per i tempi di attesa che ci sono parsi abbastanza lunghi.

La nostra cena, raccontataci a voce in quanto il menu scritto – a detta del patron – era in fase di ristrutturazione (!?), è iniziata con la solita “valanga” di antipasti (salmone alla catalana, carpaccio di spigola, insalata di mare, granchio in salsa rosa, ostriche, cozze, neonata, calamari fritti, ecc. ecc. ecc.) che neppure andiamo a giudicare per ovvii motivi. Gli spaghetti asparagi, spigola e bottarga sono risultati appena sufficienti, alquanto slegati e con la bottarga a coprire ogni altro sapore (è pur vero che un uso più abbondante della stessa sia stato da noi sollecitato a gran voce, ma tutto ha un limite!). Il secondo piatto, a base di astice e aragostelle alla catalana, non si è discostato da altre esperienze fatte altrove: discreto ma monotono e senza mordente. In realtà, le proposte alternative non sono risultate tali da stimolarne la scelta da parte nostra. Il soufflé di cioccolato, corretto e gradevole, ha chiuso questa esperienza gastronomica certamente modesta come suggestioni palatali. La cantina, costituita praticamente da soli vini sardi, è decisamente limitata anche se con alcune interessanti etichette, talune peraltro anche mancanti (tra cui, guarda caso, la nostra prima scelta!): abbiamo così ripiegato su un Vermentino Superiore Arakena Cantina del Vermentino 08, con profumi di erbe aromatiche, fresco e scorrevole al palato.

Il fatto di non aver potuto consultare un menu scritto non ha certo facilitato la possibilità di essere precisi nella valutazione dell’esborso economico: calcolate, tuttavia, non meno di 45 euro a persona per un pasto completo, escludendo ovviamente i vini.

Dolmen

Via Conca d’Oro 44/48 - tel. 0687180087

Chiuso: Lunedì – Ferie: Agosto

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