I dentisti hanno il dente avvelenato con la Regione

Per una volta non siamo noi quelli a dover sedere sulla poltrona degli studi dentistici, ma sono i rappresentanti della categoria dei dentisti e degli odontoiatri a doversi 'togliere un dente' entro la fine del mese di agosto. È proprio così. Tutti i titolari di studi medici dentistici sono stati chiamati dalla Regione Lazio, secondo un decreto della Presidente, Renata Polverini in qualità di Commissario ad Acta, ad adempiere burocraticamente per confermare la loro autorizzazione all'esercizio, ai sensi della Legge 4/2003 e successive modifiche e integrazioni, in attuazione della legge Regionale 9 del 2010, art 2 comma 17.

Sono interessati da questa legge diverse strutture sanitarie tra cui, in numero maggiore, gli studi medici dentistici che già nel 2007 avevano consegnato alla Regione la documentazione richiesta. Andiamo a vedere nello specifico in cosa consiste questa documentazione insieme ai rappresentati di RSPP Italia che in questo momento stanno aiutando decine e decine di studi dentistici ad adempiere a tale impellenza.

“C’è da fare una premessa prima di passare ad analizzare la documentazione che bisogna inserire nella piattaforma indicata per questi inserimenti - ci spiegano gli esperti di RSPP Italia - le verifiche da parte della Regione si concluderanno entro il mese di luglio 2014 e saranno a campione, le strutture in oggetto possono continuare a operare fino all'esito della verifica”. Un dente da togliere in ogni senso per i dentisti che in genere non sono abituati a stare dietro alla burocrazia ma sono più orientati verso il fare bene il proprio lavoro con le bocche dei pazienti. In questo momento sono tutti in confusione e per questo motivo RSPP Italia ha messo a disposizione il proprio staff nel Lazio per fare in modo che i professionisti dentisti continuino a occuparsi di fare bene il proprio lavoro, mentre la loro struttura è in grado di sollevarli da tale incombenza.

I documenti richiesti per l’inserimento in piattaforma - ci spiegano da RSPP Italia – sono diversi e di varia natura. La planimetria del locale, la documentazione indicante il possesso o la locazione, la relazione tecnica della conformità degli impianti, quella relativa alla distribuzione dei gas medicali, una relazione a firma del direttore sanitario sulle prestazioni che si svolgono, l'atto di notorietà della struttura, elenco degli arredi sanitari e delle attrezzature e delle apparecchiature con relativo certificato di conformità, certificati catastali e il certificato di agibilità del locale, dotazione organica del personale in servizio, dati anagrafici del Direttore Sanitario, copia dell'atto costitutivo, certificato antimafia, autodichiarazioni da parte del titolare, attestazioni in merito alla privacy, dichiarazione di conformità, autorizzazione al trattamento dei dati e copia dell'avvenuta consegna della documentazione nel 2007”.

Fin qui la legge rispetta gli adempimenti del 2007, ma c'è un documento in più che si deve produrre di non poca rilevanza. “Nella documentazione da inserire in piattaforma la Regione richiede anche tutta la parte riguardante gli obblighi dell'81/2008 in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro - precisano gli esperti di RSPP Italia – tutto questo non esisteva nel 2007, pertanto la difficoltà degli studi dentistici consiste proprio nella produzione di questa documentazione, la quale richiede la presenza di tecnici esperti che rilascino tali certificazioni e che lo facciano anche in breve tempo dal momento che la scadenza dell'inserimento dei dati in piattaforma è prevista per il 31 agosto 2012. E’ importante che i dentisti non prendano sotto gamba questa trafila e soprattutto verifichino se il professionista al quale hanno affidato la loro pratica sia iscritto a un albo professionale, oppure se esiste congruità tra i vari documenti che si invieranno in Regione. Ragionando in termini imprenditoriali, conviene farsi carico di questo impegno, oppure conviene delegare?”.

Un tour de force tra caldo e ferie per i dentisti ai quali non si possono però sottrarre se non vogliono riconsegnare le chiavi della loro attività alla Regione Lazio.

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