Cinquecento anni fa moriva Bramante

Vista notturna della Basilica di San Pietro a Roma

L’11 aprile di cinquecento anni fa moriva a Roma “Mastro ruinante”, come dai Romani era stato ribattezzato Donato Bramante per la furia con cui comincia a demolire la vecchia basilica di S. Pietro costruita dall’imperatore Costantino sulla tomba dell’apostolo. La tomba è sulle pendici del colle Vaticano e l’imperatore, per fare in modo che l’altare centrale fosse a perpendicolo sul corpo di S. Pietro, fa tagliare il colle a nord ed elevare il livello del suolo a sud, coprendo con terra l’intero sepolcreto pagano e cristiano. Nasce la basilica a cinque navate che starà in piedi per dodici secoli. Nel 1505 Giulio II Della Rovere (1503-1513) decide di costruire una nuova basilica per accogliere anche il grandioso mausoleo, affidato a Michelangelo, che aveva concepito per la propria sepoltura. La basilica di Costantino è demolita a cominciare dall’abside dopo la posa della prima pietra del nuovo tempio. È l’8 aprile (Giovedì Santo) del 1506 o, secondo altre fonti, il 18 aprile Domenica in Albis.
Il progetto per la nuova basilica e la demolizione della vecchia è affidata dal papa al Bramante dopo aver consultato i maggiori artisti del tempo. Bramante propone una basilica a croce greca, caratterizzata da una grande cupola emisferica posta al centro del complesso e con altre quattro croci greche più piccole disposte simmetricamente intorno alla cupola centrale.
La cupola era ispirata a quella del Pantheon ed avrebbe dovuto essere realizzata in conglomerato cementizio; fin dall’inizio dei lavori sono realizzati quattro possenti pilastri uniti da quattro grandi arconi destinati a sorreggere la grande cupola. Pertanto nonostante una serie di avvicendamenti alla conduzione del cantiere (da Raffaello a Michelangelo al Maderno), i progetti del Bramante influenzano lo sviluppo dell'edificio.
Dalla prima idea di Bramante, che pensa anche ad una strada con obelischi e ad una piazza, fino alla realizzazione del cupolone di Michelangelo, passano 86 anni. Voltata la cupola nel 1590 e prolungata poi la basilica verso oriente nei primi due decenni del 1600, con l’obelisco già sistemato al centro d’una futura piazza fin dal 1586, matura negli anni ’60 del Seicento l’idea del gran colonnato. E per l’Anno Santo 1675 la piazza è compiuta, anche se, per averla selciata, si deve aspettare un altro secolo.

La costruzione della nuova basilica di S. Pietro

Per le ingenti spese che la Fabbrica di S. Pietro comportava, Giulio II ricorse alla vendita delle indulgenze per cui Pasquino commentò:

Un fraudolento mercator si sa,
è papa Giulio che ai baggei vendé
quel ciel che, per se stesso, egli non ha.

Sul Bramante, il Vasari nelle sue “Vite” scrive: “Dicesi che egli aveva tanta la voglia di vedere questa fabrica andare innanzi, che e’ rovinò in San Pietro molte cose belle, di sepolture di papi, di pitture e di musaici e che perciò aviàno smarito la memoria di molti ritratti di persone grandi che erano sparse per quella chiesa; come principale di tutti i cristiani, salvò solo lo altare di San Pietro e la tribuna vecchia et a torno vi fece uno ornamento di ordine dorico bellissimo, tutto di pietra di perperigno, acciò quando il Papa viene in San Pietro a dir la messa vi possa stare con tutta la corte e gl’ambasciatori de’ principi cristiani, la quale non finì a fatto per la morte”.

Nato a Monte Asdrualdo (oggi Fermignano) nel 1444 nei pressi di Urbino, il grande architetto e pittore marchigiano nel 1478 è a Milano alla corte di Ludovico il Moro per il quale lavora come architetto e riempie delle sue opere numerose città d’Italia e soprattutto Milano. Dopo la caduta del suo mecenate, Bramante nel 1499 si trasferisce a Roma. Nell’Anno Santo 1500 ha dai re cattolici di Spagna, Ferdinando V e Isabella di Castiglia, l’incarico di costruire un tempio “bambino” come ex voto per la nascita del figlio, erede al trono, un piccolo gioiello dell’arte nuova che avrebbe aperto il secolo in Roma.
A cerchio perfetto e con cupola di rara armonia, poggiante su un colonnato di 16 colonne doriche e su tre gradini rotondi, anche questi simbolo di perfezione, reca nelle metope le uniche figurazioni che sono quelle degli oggetti liturgici della messa papale del Giovedì Santo 1500. Questo tempietto di perfezione, simbolo della nascita di un uomo nuovo, sarà il manifesto del Rinascimento.

Tempietto di San Pietro in Montorio

L'interno della cella ha un diametro di circa quattro metri e mezzo, cosicché non c’è spazio per le celebrazioni liturgiche: ciò probabilmente significa che il tempietto non è stato costruito con funzioni di chiesa, ma come un monumento celebrativo, in questo caso del martirio di S. Pietro. Il Gianicolo, dove sorge il tempietto, era tradizionalmente considerato il luogo dove l’apostolo sarebbe stato crocefisso a testa in giù. Nella cappella sotterranea c’è il foro in cui sarebbe stata infissa la croce.
Quando morì – scrive il Vasari – “con onoratissime esequie fu portato dalla corte del papa e da tutti gli scultori, architettori e pittori”. Fu sepolto in S. Pietro nelle grotte vaticane. Il suo corpo è andato disperso.

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