Circo Massimo, l'impianto sportivo dei record

Il Circo Massimo, situato nella Valle Murcia tra Palatino e Aventino, è l’impianto sportivo dei record a livello mondiale. In attività ludica ininterrotta per 1200 anni, aveva una capienza di 250 mila spettatori. Nel circo si svolgevano incontri di pugilato, di atletica, di gladiatori, corse di bighe e quadrighe paragonabili all’attuale Formula 1 compresi i compensi milionari in sesterzi per i vincitori, battaglie navali, le naumachiae, nell’arena inondata dall’acqua del vicino Tevere.
Il primo ad utilizzare il sito, che non aveva ancora assunto il nome di Circo Massimo, è Romolo, il fondatore e primo re di Roma (753 a.C.). Nella Valle Murcia organizza imponenti giochi in onore del dio Consus, una divinità laziale alla quale era affidata la protezione dei raccolti, ed estende l’invito agli abitanti delle vicine città della Sabina che accorrono numerosi anche per vedere la nuova città. Ed è qui che avviene, durante la festa, il famoso episodio del Ratto delle Sabine.
Il quinto re di Roma, Tarquinio Prisco (616-579 a.C.) dà al luogo, dove continuano a svolgersi i giochi, il nome di Circo Massimo. In seguito alla conquista di Apiole, una città dei Volsci nell’agro pontino, organizza i giochi più ricchi che si fossero mai visti prima. Tum primum circo qui nunc Maximus dicitur designatus locus est, cioè – dice Tito Livio – in quell’occasione per la prima volta il luogo per il circo fu chiamato Massimo.
Tarquinio Prisco costruisce le prime infrastrutture in legno dopo aver bonificato la palude della valle Murcia, assegna a privati l’area intorno al circo perché vi impiantassero portici e Tabernae, cioè luoghi di ristoro e vendita di oggetti per gli spettatori.
La costruzione dei primi impianti stabili in muratura del circo risalirebbe al 329 a.C. con l’edificazione dei primi carceres, cioè i box da cui partivano i carri per le gare. A Giulio Cesare si deve la forma definitiva del Circo Massimo con la costruzione dei primi sedili in muratura intorno all’arena. Con il passare degli anni il circo diventa sempre più imponente. L’arena per tutto il perimetro è separata dagli spettatori da un canale colmo d’acqua largo tre metri e profondo altrettanto per impedire alle belve di saltare sugli spettatori. Questo tipo di spettacolo fu poi trasferito al Colosseo ed il Circo Massimo fu adibito soprattutto alla corsa dei carri. Nella spina centrale Augusto vi appose un obelisco portato dall’Egitto, alto circa 24 metri che nel XVI secolo fu trasferito da papa Sisto V in piazza del Popolo, il cosiddetto obelisco Flaminio. Un altro obelisco eretto sempre sulla spina dall’imperatore Costanzo II nel 357 fa ora bella mostra di sé in piazza S. Giovanni in Laterano. La spina era anche decorata con statue, tempietti votivi e con sette uova di pietra e altrettanti delfini in bronzo da cui sgorgava acqua che servivano a contare i giri tra le due mete.
L’ultima corsa dei carri si svolse nel 549 sotto Totila, re dei Goti. Da allora il Circo fi abbandonato, le sue strutture distrutte, marmi, statue, colonne, obelischi riciclati nella costruzione di altri edifici. Ora sul lato sud del circo si erge una torretta medievale detta della “Moletta” appartenuta ai Frangipane. Nel 1645 l’area fu adibita a cimitero ebraico come è ricordato nelle lapidi sul sovrastante roseto comunale, nel 1852 sul’area rialzatasi di circa otto metri rispetto alla quota romana vi fu costruito il gazometro. Ancora agli inizi del XX secolo l’area era in gran parte agricola ed occupata di diverse costruzioni.
Attualmente sono in corso scavi per riportare alla luce quanto è rimasta dell’imponente struttura.

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