Come il Mausoleo di Adriano divenne Castel S. Angelo

La statua di San Michele arcangelo che rinfodera la spada

Nel 589 Roma è colpita da violentissime piogge. Fiumi e torrenti in piena, frane e allagamenti provocano distruzione e migliaia di morti fra la popolazione e l’annegamento di innumerevoli animali. Dalla putrefazione dei corpi rimasti insepolti ed a causa anche delle scarse cognizioni igieniche dell’epoca si sviluppa una pestilenza che decima ulteriormente gli abitanti. All’inizio del 590 alla peste si aggiunge la “morte nera” proveniente dall’Egitto che fa un’ulteriore strage di uomini e animali. Il 7 febbraio 590 colpito dalla peste muore anche papa Pelagio II. Il suo successore Gregorio I il 29 agosto esorta i fedeli alla penitenza ed organizza una grande processione per implorare il perdono divino. I fedeli sono divisi in sette gruppi ognuno dei quali si riunisce in una chiesa diversa (SS. Cosma e Damiano – SS. Gervasio e Protasio – SS. Marcellino e Pietro – SS. Giovanni e Paolo al Celio – S. Stefano Rotondo al Celio – S. Eufemia – S. Clemente) e di lì si recano a S. Maria Maggiore. Il perdono divino arriva quando la processione, al termine, si dirige a S. Pietro. 

La folla comincia a varcare il Tevere percorrendo il pons Aelius, l’odierno ponte S. Angelo, inaugurato nel 134 d.C. per accedere dal Campo Marzio al Mausoleo di Adriano, la cui costruzione era incominciata intorno al 130 e completata nel 139 dopo la morte dell’imperatore. Era allora uno dei pochissimi ponti che attraversavano il Tevere. A metà percorso viene visto stagliarsi contro il cielo sopra il Mausoleo di Adriano la figura di S. Michele arcangelo che rinfodera la spada. Il flagello era cessato. In conseguenza di ciò il mausoleo di Adriano fu chiamato Castel S. Angelo e nel secolo VIII fu costruita sulla sua sommità una cappella in onore dell’arcangelo e posta una statua in bronzo di S. Michele che rinfodera la spada.
La statua attuale in bronzo protetta da un parafulmine è la sesta della serie. Tranne la quinta statua, in marmo con le ali di bronzo, che si può ammirare nel cosiddetto Cortile delle Palle in cui sono ammucchiate a piramide le palle di pietra che servivano come munizioni per la difesa del castello, le altre sono andate distrutte. La prima statua era di legno e venne distrutta dalle intemperie. La seconda fu costruita in marmo ma crollò e andò in pezzi. La terza venne riproposta in marmo con ali di bronzo, ma fu colpita e distrutta da un fulmine. Il quarto elaborato in bronzo venne fuso nel 1527 per costruire cannoni. In quell’anno vi fu il “sacco di Roma” ad opera dei lanzichenecchi che mise a ferro e a fuoco la città e costrinse il papa Clemente VII a rifugiarsi in Castel S. Angelo percorrendo il passetto che lo unisce al Vaticano.
L’installazione dei cannoni a Castel S. Angelo provocò la demolizione, ordinata da Pio IV, nel 1566 della chiesa detta della Traspontina (perché al di là del ponte) costruita nell’VIII secolo presso le “fosse” di Castello. La cupola era infatti di ostacolo alla traiettoria dei cannoni. La Traspontina venne ricostruita poco distante nell’attuale via della Conciliazione ed inaugurata da Sisto V nel 1587.
Ma non fu la stessa cosa. Davanti alla vecchia Traspontina si formava il corteo dei re germanici, che nel medioevo venivano a Roma per farsi incoronare imperatori. Entravano dalla porta S. Angelo presso il ponte e, davanti a questa chiesa, si formava il corteo che veniva scortato fino all’atrio di S. Pietro, ove il papa riceveva il futuro imperatore.
Dalla Traspontina è partita la prima visita alle sette chiese di S. Filippo diretta a S. Pietro. Dalla piazza si prendeva il Borgo di Santo Spirito, dove un re Sassone aveva fondato un ospedale per i suoi sudditi pellegrini. Nel 1400 Sisto IV lo allargò dedicandolo al Santo Spirito e per finanziarlo fondò una banca dallo stesso nome assorbita alcuni decenni or sono dal Banco di Roma a sua volta scomparso.
Il Mausoleo nel corso dei secoli fu trasformato in una poderosa fortezza. Nelle sue prigioni vennero rinchiusi ed uccisi i papi Giovanni X (914- 928) e Benedetto VI (973-974), cardinali, Beatrice Cenci, Giordano Bruno. Durante il Risorgimento fu carcere politico e vi furono reclusi patrioti. Ospite illustre della prigione fu l’orafo Benvenuto Cellini, ma non per i due omicidi da lui compiuti, l’uccisione dell’assassino del fratello e quella di un gioielliere milanese suo rivale, ma perché accusato di furto da un suo lavorante che lo denunciò a Pier Luigi Farnese, duca di Castro e figlio di Paolo III. Il lavorante, scrive Cellini nella sua Vita, fece intendere al Farnese che possedesse più di 80 mila ducati per la maggior parte in gioielli “le qual gioie erano della Chiesa, e che io l’avevo rubate nel tempo del sacco di Roma in Castel Sant’Agniolo e che vedessimo di farmi prigione subito e segretamente”. Così la mattina del 16 ottobre 1538 Cellini fu arrestato e rinchiuso in Castel S. Angelo da dove poco dopo evase calandosi dalla cella con una corda fatta con le lenzuola annodate. Poco mesi dopo fu nuovamente arrestato. “Così mi portorno a Torre di Nona, luogo detto così, e messomi innella prigione della vita”.

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