Il Palazzo della Cancelleria

Il Palazzo della Cancelleria

Una colossale vincita ai dadi, una congiura contro la potente famiglia fiorentina de’ Medici, un’altra contro Leone X (1513-1521), stretti legami di parentela con due pontefici: sono questi alcuni degli ingredienti che sono all’origine della costruzione a Roma, come residenza privata, del primo grande e sontuoso palazzo del Rinascimento, oggi conosciuto come Palazzo della Cancelleria, situato tra l’odierno Corso Vittorio Emanuele II e Campo de' Fiori.         

Nel Palazzo, che è di proprietà del Vaticano ed è extraterritoriale, svolgono oggi la loro attività alcuni uffici pontifici tra cui il Tribunale della Sacra Rota.

La cancelleria

La parola cancelleria deriva dal luogo occupato dagli scrivani nei tribunali “intra cancellos” dentro i cancelli. Anche il verbo “cancellare” deriva da cancello perché per  cassare una scrittura vi si tiravano sopra delle linee per lungo e per traverso come il disegno di un cancello.
La Cancelleria era il luogo ove i ministri del papa spedivano bolle e lettere apostoliche.

Protagonista della storia è il cardinale Raffaele Riario. Nasce a Savona  il 3 maggio 1460. La madre è Violante Riario - figlia di Paolo e di Bianca della Rovere, sorella di Sisto IV – che ha sposato Antonio Sansoni. Il giovane Raffaele Sansoni il 12 dicembre 1477, a soli 17 anni, dal potente prozio Sisto IV è nominato cardinale. Poco dopo adotta il più illustre cognome materno.

Pochi mesi dopo, il 24 aprile 1478 il giovane cardinale è a Firenze, ospite di Franceschino de’ Pazzi,  nobile e ricca famiglia fiorentina, a cui Sisto IV ha concesso la gestione della tesoreria pontificia. Raffaele assiste alla messa solenne in S. Maria del Fiore officiata dall’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati. Forse non sa che il suo ospite, lo zio Girolamo Riario e Salviati hanno congiurato per uccidere Giuliano e Lorenzo de’ Medici. La congiura, detta de’ Pazzi, ha origine dalla rivalità tra questi e i Medici sia per motivi economici – la gestione della tesoreria a cui ambivano anche i Medici - sia per la tensione creatasi fra i Medici e Sisto IV, sostenitore delle ambizioni di espansione in Romagna dei Riario.

Al termine della funzione i congiurati uccidono Giuliano de’ Medici e feriscono lievemente il più celebre fratello Lorenzo detto il Magnifico. La congiura viene sventata, l’arcivescovo Salviati, Jacopo e Franceschino de’ Pazzi sono impiccati. Il cardinale Riario è arrestato, ma è poi rilasciato non è ben chiaro se per motivi politici o per non emersi indizi di colpevolezza a suo carico.

A Roma il cardinale conduce una vita dispendiosa. Si racconta che in una notte del 1485 abbia vinto ai dadi 60 mila scudi d‘argento a Franceschetto Cybo, figlio naturale di papa Innocenzo VIII (1484-1492), allora regnante. La somma è subito impiegata dal Riario per cominciare i lavori di costruzione del suo palazzo demolendo quello più modesto in cui abitava il cardinale Scarampi Mezzarota e distruggendo la piccola basilica di S. Lorenzo in Damaso. Nel 1489 Franceschetto si lamenta con l’augusto genitore per l’ingente perdita. Il papa chiama Riario per chiedergli la restituzione della somma vinta, ma questi risponde di aver speso il denaro per la costruzione del  palazzo. Anzi il banchiere Lorenzo Galli gli ha prestato altri 120 mila scudi per completare l’opera.

Si fa quindi costruire da architetti di valore un palazzo, imponente per l’epoca. Non si sa per certo il nome dell’architetto che lo ideò. Alcuni ritengono che l’autore fosse l’architetto lombardo Andrea Bregno, altri il fiorentino Baccio Pontelli e che ci sia stata la consulenza del Bramante a cui è attribuito l’elegante cortile interno. Il cardinale fa ricostruire la chiesa dentro il palazzo, dal lato opposto in cui era all’origine senza nemmeno un segno abbastanza riconoscibile sulla via, quasi un ingresso di servizio, sul fronte dell‘edificio. L’attuale portale è opera del Vignola (1507-1573).

L’edificio  è  rivestito con il  travertino proveniente dal Colosseo e dall’Arco dei Gordiani; le 44 colonne che ornano il cortile interno dal vicino Teatro di Pompeo, mentre le due colonne  all’ingresso del palazzo dal Septizodium di Settimio Severo. Raffaele Riario per onorare la memoria dello zio pontefice a lavori compiuti, fa apporre sopra il piano nobile per tutta la facciata, una cornice contenente l'epigrafe dedicatoria del palazzo scritta in latino:

RAPHAEL  RIARIUS  SAVONENSIS  SANCTI  GEORGII  DIACONUS  CARDINALIS  SANCTAE  ROMANAE  ECCLESIAE  CAMERARIUS  A  SYXTO  IIII  PONTIFICE  MAXIMO  HONORIBUS  AC  FORTUNIS  HONESTATUS  TEMPLUM  DIVO  LAURENTIO  MARTYRI  DICATUM  ET  AEDIS  A  FUNDAMENTIS  SUA  IMPENSA FECIT  MCCCCLXXXXV  ALEXANDRO  VI  P.  M.

Raffaele Riario, savonese, cardinale diacono di S. Giorgio e camerlengo di Santa Romana Chiesa, colmato di onori e di ricchezze da Sisto IV, costruì a proprie spese dalle fondamenta il Tempio, dedicato a San Lorenzo Martire, e il palazzo, nell’anno 1495, sotto il pontificato di Alessandro VI.

A Innocenzo VIII subentra Rodrigo Borgia che prende il nome di Alessandro VI (1492-1503). Riario nel 1493, prima ancora che il suo palazzo fosse terminato, si allontana da Roma per contrasti con Cesare Borgia, il Valentino. A Roma ritorna nel 1503 quando al soglio pontifico sale il cugino Giuliano Della Rovere che assume il nome di Giulio II (1503 – 1513) il quale interviene, a proprie spese, nell’abbellimento del palazzo con la costruzione della loggetta su via del Pellegrino all’angolo con piazza della Cancelleria.

Il suo palazzo Raffaele Riario se lo gode solo fino al 1517, quando è coinvolto - con l’offerta dell’elezione a futuro pontefice - nella congiura ordita dai cardinali Alfonso Petrucci (25 anni) e Bandinello Sauli (23) per uccidere Leone X, Giovanni de’ Medici, eletto papa nel 1513. I Medici hanno una vecchia ruggine con Riario per la sua non chiarita posizione nella congiura de’ Pazzi. Questa volta non ci sono dubbi: nonostante la sua dichiarazione di innocenza Raffaele Riario il 29 maggio 1517 è arrestato, il 4 giugno imprigionato con gli altri due cardinali in Castel S. Angelo, il 22 giugno si ha la sentenza: il cardinale Petrucci è condannato a morte; il cardinale Sauli è graziato dietro pagamento di 150 mila ducati. Anche Raffaele Riario è graziato, paga un’ammenda di 50 mila ducati con l’obbligo di lasciare erede del suo Palazzo lo stato pontificio. Nel 1520 si trasferisce a Napoli dove muore il 9 luglio 1521.

Il palazzo passa quindi allo Stato pontificio. Clemente VII papa dal 1523 al 1534, vi trasferisce la Cancelleria Apostolica dal palazzo Sforza in via dei Banchi Vecchi.

Pochi anni dopo, nel 1527, durante il sacco di Roma il palazzo viene danneggiato ed in parte bruciato. Ripristinata la normalità il Palazzo della Cancelleria è restaurato dal cardinale Alessandro Farnese divenuto papa col nome di Paolo III (1534-1549). Fra gli architetti ed artisti che vi hanno lavorato Domenico Fontana che vi aggiunge il grande portone d’ingresso, l’aretino Giorgio Vasari  che dipinge la sala detta dei “Cento giorni”. Si dice che il Vasari si sia vantato con Michelangelo della rapidità dell’esecuzione e che questi gli rispondesse acidamente “Si vede bene”. Gli affreschi raccontano fatti gloriosi degli anni di pontificato di Paolo III.  

Ma non sempre il Palazzo fu adibito a Cancelleria. Nel 1798 fu sede del tribunale della Repubblica Romana instaurata da Napoleone e, nel 1810, della Corte imperiale di Giustizia. Nel 1848, con l'amministrazione liberale di Pio IX, vi si insediò il Parlamento. Il 15 novembre fu pugnalato ai piedi dello scalone il primo ministro Pellegrino Rossi. Nel palazzo tornano quindi gli uffici della Cancelleria, che restano operanti fino al 20 settembre 1870. Quando nel 1967 Paolo VI abolisce l'istituto della Cancelleria, le sue funzioni passano alla Segreteria di Stato ed il Palazzo ceduto ai tribunali del Vaticano.   

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