L’affresco con “fumetto” nella basilica di S. Clemente

"FALITE DERETO CO LO PALO" - "FILI DE LE PUTE TRAITE"

“Fili de le pute, traite”(“Figli di puttane, tirate”). Questa l’invettiva contenuta nel “fumetto”  databile tra il 1084 e l’inizio del 1100 nella basilica sotterranea di S. Clemente fra lo “stradone” di S. Giovanni e via Labicana. L'affresco è stato ispirato da un brano della Passio Sancti Clementis (anteriore al VI secolo), e riproduce un miracolo compiuto da papa Clemente I (88-97) quando era ancora in vita. Come riporta l’iscrizione in basso, il dipinto fu donato da Benone de Rapiza e dalla moglie Macellaria. Racconta la leggenda della conversione al cristianesimo di Teodora, moglie del ricco Sisinnio, da parte di  Clemente I, quarto papa dopo S. Pietro.

Narra la passio che Sisinnio è convinto che Clemente voglia sottrargli la moglie che, oltre ad essersi convertita al cristianesimo, sembra abbia fatto anche voto di castità. Quando Teodora esce di casa, la segue di nascosto con alcuni servi e la raggiunge in un luogo di culto mentre sta assistendo alla messa celebrata dal papa. Ordina allora ai suoi servi di afferrare Clemente e di portalo via, ma Sisinnio diventa improvvisamente cieco ed è costretto ad andar via, con l'aiuto di un  servo.

Qualche tempo dopo, Clemente si reca al palazzo di Sisinnio, che ha riacquistato la vista, ma questi adirato, chiama tre servi - Albertello, Gosmario e Carvoncello - e ordina loro di gettare fuori di casa il pontefice. Grazie ad un altro prodigio, Clemente rimane libero, mentre i tre servitori, al posto del papa si ritrovano a tirare una pesantissima colonna. L'affresco, una specie di“fumetto”ante litteram, riporta al di sopra della figura di Sisinnio le sue violente e poco urbane esortazioni ai servi.

Sisinnio: “Fili de le pute, traite. Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!” (Figli di puttane, tirate. Gosmario, Albertello, tirate. Carboncello, spingi da dietro con il palo”). S. Clemente, defilato, commenta nella seconda parte in latino  “Duritiam cordis vestri, saxa traere meruistis” cioè “a causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi”.

Sisinnio e i suoi uomini parlano in volgare, mentre S. Clemente si esprime in latino: questo serve a sottolineare la distanza che corre tra il santo, nobile d'animo e di spirito e soprattutto cristiano, e gli altri tre personaggi, rozzi e incolti. Il linguaggio è tuttavia anacronistico essendo l’avvenimento accaduto nel primo secolo quando si parlava soltanto latino. 

La basilica originaria di S. Clemente nella quale si trova il “fumetto” è stata edificata nel IV secolo su costruzioni distrutte dall’incendio di Nerone del 64 d.C. e si trova quindi allo stesso livello del Colosseo da cui dista circa 300 metri.

La basilica venne demolita nel 1100 quando si scoprì che era pericolante anche a causa delle devastazioni inflitte in tutta la zona dai soldati dell’imperatore Enrico IV, prima, e dai Normanni di Roberto il Guiscardo dopo, venuti nel 1084 in aiuto di Gregorio VII. Sulle sue rovine venne costruita da papa Pasquale II la basilica attuale.

Dal 1655, a causa della persecuzione religiosa in Irlanda, la basilica e il convento di S. Clemente, furono assegnati ai Domenicani irlandesi che amministrano tutt’oggi la basilica.

I resti della vecchia basilica vennero alla luce a partire dal 1857 quando il priore di S. Clemente, Joseph Mullooly, cominciò gli scavi.

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