La Locanda della vacca a Campo de' Fiori

Roma nel Cinquecento contava circa 50 mila abitanti in maggioranza uomini, fra cui molti ecclesiastici e della piccola nobiltà, che ruotavano intorno alla corte pontificia. Nella popolazione, censita nel 1490 da Innocenzo VIII, erano presenti circa settemila cortigiane e prostitute.

La cortigiana era una via di mezzo tra la prostituta di lusso e la donna di cultura ed ambiva a sistemarsi diventando l’amante di un personaggio facoltoso anche di chiesa.

In questo quadro si inserisce la vicenda di Vannozza Cattanei, divenuta l’amante del cardinale spagnolo Rodrigo Borgia, divenuto poi papa col nome di Alessandro VI (1492-1513), e madre di quattro suoi figli fra cui Cesare, noto come il Valentino, e Lucrezia.

Il ricordo di Vannozza, proprietaria della Locanda della vacca, è legato ad uno stemma di marmo posto su una porta ad arco del locale all’angolo tra via dei Cappellari ed il vicolo del Gallo, nei pressi di Campo de’ Fiori, e ad una lapide funeraria affissa nel portico della basilica di S. Marco nei pressi di piazza Venezia.

Lo stemma è diviso in quattro zone: in alto a sinistra è raffigurato un toro, in basso a destra sei fasce chiare e scure; negli altri due campi un leone rampante, un leone uscente e un compasso. Il toro e le fasce sono l'arme dei Borgia, il leone rampante quelle dei Cattanei e il leone uscente quelle di Carlo Canale, uno dei mariti di Vannozza. Lo stemma fu posto da Vannozza alla fine del 1514, dopo la morte di Alessandro VI. La locanda era situata in un punto centro di affari e commerci e passaggio obbligato delle processioni papali dirette a S. Giovanni e a S. Maria Maggiore, oltre che dai cortei degli ambasciatori e dei principi che si recavano ai palazzi vaticani.

Delle origini di Giovanna de Candia dei Cattanei detta Vannozza – è questo il suo nome completo - si sa poco. Anche il luogo di nascita è incerto. Sembra che sia nata a Roma (a Mantova secondo altre fonti) il 13 luglio 1442 da genitori mantovani appartenenti alla piccola nobiltà. A Roma gestisce alcune delle locande più frequentate della città come quelladel Leone,dell'Angelo, delBiscione,dellaFontana.Il nome delle locande deriva dall’insegna che rappresentava un animale o altro soggetto, uso diffuso in Roma nel Cinquecento per distinguere i locali e per non mettere in difficoltà gli avventori spesso analfabeti che altrimenti non avrebbero saputo leggere il nome.

Vannozza era una donna di grande avvenenza come risulta anche da alcuni dipinti fra cui uno di Tiziano. Una bellezza alla quale il cardinal Rodrigo non rimase insensibile.

Non si ha nessuna notizia certa su come e quando Rodrigo e Vannozza si siano conosciuti. Sembra che l'incontro sia avvenuto fra il 1465 e il 1469, quando lei aveva fra i 23 e i 27 anni e lui fra i 34 e i 38 anni. Secondo fonti dell'epoca, prima di diventare l’amante del cardinale Borgia, Vannozza lo sarebbe stata del cardinale Giuliano Della Rovere, divenuto papa nel 1503 con il nome di Giulio II. Ma nonostante la sua posizione di amante riconosciuta e rispettata di uno dei cardinali più potenti della Chiesa e madre di quattro dei suoi figli, Vannozza doveva avere agli occhi della gente un marito legittimo. Di questo si occupa direttamente Rodrigo, che combina tutti e quattro i matrimoni che la donna contrarrà nel corso della vita. Così, nel 1474, a 32 anni, Vannozza sposa Domenico Giannozzo o Jannotti di Rignano; lo stesso anno la donna dà alla luce il primo dei quattro figli di Rodrigo, Giovanni, ma secondogenito del cardinale poiché nato dopo Pedro Luys (Pier Luigi), che aveva avuto intorno al 1458 da una donna rimasta sconosciuta. Vannozza rimane subito vedova e si risposa con Antonio da Brescia, di cui non si hanno altre notizie. Nel 1475 la donna dà a Rodrigo un secondo figlio, Cesare il futuro Valentino, rimanendo nuovamente vedova in appena due anni. Altro matrimonio, il terzo, con Giorgio della Croce, di origini milanesi, nominato dallo stesso Borgia segretario apostolico di Sisto IV. Quando, verso la fine del 1479, Vannozza rimane nuovamente incinta, trascorre il resto della gravidanza nella rocca dei Borgia a Subiaco, dove il 18 aprile 1480 nasce Lucrezia. Un anno dopo, nel 1481, Vannozza partorisce Jofré (Goffredo), il quarto ed ultimo dei figli di Rodrigo. Dopo questa nascita, i rapporti fra la donna e il cardinale si affievoliscono e Vannozza può dedicarsi alla sua vita coniugale. Nel 1482 nasce Ottaviano, figlio del suo legittimo marito Giorgio della Croce.

Nel 1486, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, muoiono sia il marito che il figlio. A 44 anni, la donna rimane vedova per la terza volta. Rodrigo in poche settimane le trova un altro marito. L'8 giugno dello stesso anno Vannozza sposa Carlo Canale, mantovano, dotto umanista e nel 1488 gli dà anche un figlio.

A questo punto l’unione sentimentale fra Rodrigo e Vannozza poteva dirsi conclusa anche se fra i due rimane un legame di profondo affetto e stima. Quattro anni dopo, il 25 luglio 1492 muore Innocenzo VIII ed il cardinale Rodrigo l’11 agosto viene eletto papa ed assume il nome di Alessandro VI. Prima della sua ascesa al soglio pontificio, Rodrigo-Alessandro aveva già rivolto le sue attenzioni alla giovanissima Giulia Farnese, nuora della cugina Adriana, nota come “Giulia la Bella” per la sua avvenenza e moglie di Orso Orsini. Giulia finisce con il sostituire definitivamente Vannozza nel ruolo di concubina ufficiale del Borgia.

Negli undici anni di pontificato di papa Borgia, Vannozza è tenuta ai margini di quella che nonostante tutto è pur sempre la sua famiglia. Alessandro VI muore improvvisamente il 18 agosto 1503 a 72 anni. Pasquino, la statua parlante di Roma, così commenta la morte del papa

Qui giace Alessandro sesto. È sepolto con lui
quanto venerò: il lusso, la discordia, l’inganno,
la violenza, il delitto.

Vissuta per tanti anni all'ombra di un ricchissimo e potente cardinale, Vannozza si garantisce un'esistenza agiata con la costituzione di un vasto patrimonio immobiliare che sa valorizzare e incrementare con operazioni economiche di varia natura, spesso poco scrupolose quali l’usura. Negli ultimi anni della sua vita, Vannozza conduce una vita di penitenza. Dona a confraternite che si occupano di bisognosi parte del suo patrimonio. Il 15 gennaio 1517 Vannozza, con atto del notaro Andrea Carosi conservato nell’Archivio di Stato di Roma, dona “alcune case nominate Osteria della Vacca, con botteghe, et altre pertinenze poste nel rione di Parione vicino alla piazza di Campo di Fiore” a favore della “venerabile compagnia, et ospedale del Santissimo Salvatore ad Sancta Sanctorum per un’intiera metà, e per l’altra metà a favore del venerabile ospedale della Consolazione, della venerabile compagnia della Santissima Annunziata, e della venerabile compagnia della Santissima Concezzione in San Lorenzo, e Damaso, con obligo di accendergli ogn’anno due torce sopra la sua sepoltura nella chiesa di Santa Maria del Popolo” nel giorno della morte “di essa per l’anima della medema”.

Vannozza muore il 26 novembre 1518, all'età di 76 anni ed è tumulata nella Chiesa di Santa Maria del Popolo in una cappella che si era fatta costruire. Ma nel 1527, durante il sacco di Roma, la chiesa viene devastata e depredata dai Lanzichenecchi. Anche la tomba di Vannozza è distrutta e i suoi resti dispersi. Si salva soltanto la lapide sepolcrale di Vannozza che ora è murata nel portico della basilica di San Marco.

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