La contrada della Pietà, a piazza Colonna  il primo ospedale psichiatrico detto “de’ Pazzarelli”

L’assistenza ai malati di mente a Roma risale a circa 465 anni fa quando lo spagnolo Ferrante Ruiz nel 1548 istituì in piazza Colonna all’angolo con l’attuale via dei Bergamaschi il primo “Hospitale de’ poveri forestieri et pazzi dell’Alma Città di Roma”. In esso fu anche ricoverato tra la fine del 1589 e l’inizio del 1590 Torquato Tasso. L’ospedale fu chiamato S. Maria della Pietà dal nome della contrada e dalla chiesa, adiacente al ricovero, della Confraternità di S. Maria della Pietà de’ Pazzarelli.

Quella zona, infatti, che va dal Pantheon a piazza Colonna era chiamata contrada della Pietà dal nome di un arco trionfale che sorgeva in fondo alla piazza del Pantheon, arco che venne demolito perché fatiscente dal Papa Alessandro VII (1599-1667).

Uno dei rilievi marmorei dell’arco raffigurava una donna genuflessa davanti ad un imperatore romano, contornato da legionari con le insegne spiegate, che nel Medioevo fu creduto  raffigurasse un atto di pietà di Traiano (in realtà gli studiosi ritengono che l’imperatore fosse Augusto e la donna Cleopatra in atto di sottomissione). Di questa raffigurazione ne parla Dante, che probabilmente l’aveva vista, nel decimo canto del Purgatorio illustrando l’episodio di Traiano che rinvia la sua partenza per rendere giustizia alla donna.

Quivi era storiata l’alta gloria

del roman principato il cui valore

mosse Gregorio a la sua gran vittoria;

i’ dico di Traiano imperatore;

e una vedovella lì era al freno,

di lacrime atteggiata e di dolore.

(Purgatorio,  X – 73-78)

In questa zona furono costruite due chiese, la chiesa di S. Salvatore della Pietà, detta poi delle Coppelle, e la chiesa di S. Maria della Pietà, della confraternita di S. Maria della Pietà dei Pazzarelli. 

L’ospedale fu poi trasferito nel 1726 in via della Lungara, presso l’Ospedale di S. Spirito, dal papa Benedetto XIII (1649-1730) con lo stesso nome di S. Maria della Pietà. Nel 1725 la chiesa era stata acquistata dalla confraternita dei Bergamaschi che la dedicarono ai Santi Bartolomeo e Alessandro.

Qualche anno prima di essere trasferita la confraternita di S. Maria della Pietà aveva eseguito lavori nella chiesa dandole l’aspetto attuale. Sul portone d’ingresso in un ovale è rimasta l’antica insegna della confraternita raffigurante la Pietà.

Una curiosa usanza ricordata dal poeta romanesco Gioacchino Belli: chi conduceva un malato di mente in manicomio riceveva in dono cento uova. Belli in una lettera alla moglie così scriveva nel 1835: “Ma davero davero, eh Gesuarda, che tu voi famme guadagnà cent’ova”.

Il manicomio di via della Lungara era costituito da due fabbricati, uno per gli uomini e l’altro per le donne. Nel 1867 per volere di Pio IX (1846-1878) fu ampliato e collegato alle ville Gabrielli e Barberini e con un passaggio coperto sull’arco di Sangallo all’ospedale di S. Spirito.

Con l’acquisizione delle due ville (cinque ettari di terreno) questa parte del manicomio fu strutturata come una colonia agricola-industriale. Con l’unità d’Italia il complesso passò alla provincia di Roma.

Nel 1909 cominciarono i lavori per il nuovo S. Maria della Pietà a Monte Mario, costruito con i più avanzati criteri sanitari dell’epoca, che fu inaugurato il 31 maggio 1914 da Vittorio Emanuele III; quello della Lungara restò in attività fino al 1924 quando fu demolito per la sistemazione del lungotevere e la villa Gabrielli fu acquistata da Propaganda Fide che vi costruì il Collegio. In seguito all’approvazione della legge 180 il Manicomio di S. Maria della Pietà è stato progressivamente chiuso. L’ultimo ricoverato è stato dimesso nel febbraio del 1999. Finisce così l’ultimo residuo della “Pietà”.

Nel marzo del 2000 è stato inaugurato il Museo-Laboratorio della Mente che ripercorre la storia dell’ospedale dalla fondazione ed offre spazi espositivi e laboratori per un complesso ed integrato progetto di ricerca e di lettura del “funzionamento” della mente, della promozione della salute e del disagio psichico.

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