La fontana dei quattro Fiumi a piazza Navona

Un papa, una cognata intrigante, due famosi architetti dell’epoca sono i protagonisti della costruzione della Fontana dei quattro fiumi in piazza Navona a completamento dei lavori di ristrutturazione del palazzo di famiglia e della chiesa di S. Agnese in vista dell’anno santo 1650.

Il papa è Innocenzo X (1644-1655) – Giovanni Battista Pamphili – il quale nel 1646 affida i lavori a Girolamo Rainaldi. L’interno è abbellito da numerosi artisti fra cui Francesco Borromini. 

Nel palazzo, terminato nel 1650, si insedia la cognata del pontefice, donna Olimpia Maidalchini che ha sposato in seconde nozze il fratello Pamphilio, molto influente negli ambienti della Curia e disponibile ad elargire favori ad artisti e scrittori in cambio di costosi doni.

Per questo diceva Pasquino: 

Per chi vuol qualche grazia dal sovrano

aspra e lunga è la via del Vaticano:

ma se persona accorta,

corre da Donna Olimpia a mani piene

e ciò che vuole ottiene.

È la strada più larga e la più corta.

Il papa decide poi di trasformare nella cappella di famiglia la chiesa dedicata a S. Agnese  in Agone. Il nome della chiesa, in Agone, era quello antichissimo della piazza, poiché il circo era detto Agonalis, cioè delle gare sportive (in greco Agònes); lo spiazzo è poi chiamato in Agone e poi Nagòne mutato in Navone e Navona. Il progetto è affidato al Borromini. La prima pietra è posta da un bambino, Giovanni Battista, pronipote del papa figlio del nipote Camillo, il giorno di Ferragosto del 1652. I lavori durano circa vent’anni e né il papa né il Borromini ne vedranno la consacrazione avvenuta domenica 17 gennaio 1672, quattro giorni prima della festa di S. Agnese  che cade il 21.

Davanti alla chiesa ed al centro della piazza Innocenzo X vuole una nuova fontana con obelisco al posto di quella rotonda e semplice fatta costruire da Gregorio XIII (1572-1585) per il Giubileo del 1575 e ne affida il progetto al Borromini. Questi disegna la nuova fontana ponendo un alto piedistallo sotto l’obelisco, con quattro mascheroni che emettono forti getti d’acqua entro una vasca rotonda.

A questo punto interviene Gianlorenzo Bernini. L’artista è in disgrazia ed escluso da tutti i cantieri pontifici per il rischio di crollo di uno dei due campanili della Basilica di S. Pietro da lui costruiti a chiusura della facciata. 

Bernini si procura un disegno del progetto, avendo ancora molti amici alla corte papale, e su quello abbozza una scena fantastica: quattro giganti, raffiguranti i quattro maggiori fiumi dei continenti allora conosciuti- Nilo (Africa), Gange (Asia), Danubio (Europa) e Rio de La Plata (America) - che si appoggiano ad una gran roccia tra piante lussureggianti e mostri che con altri animali emergono dall’acqua della vasca. Bernini realizza due modellini del progetto, completi d’obelisco: uno, in argento, che dona a Donna Olimpia, ed uno in stucco e finti marmi, collocato su una “consolle” della loggia di palazzo Pamphili, alla quale Innocenzo X si recava a passeggiare dopo essere stato a pranzo dai parenti. Avviene così che il Papa, opportunamente pilotato dalla cognata, si sofferma davanti al modello della fontana e fa chiamare il Bernini a cui affida il lavoro.   L’obelisco della fontana è preso nello stadio abbandonato di Massenzio lungo la via Appia.

È nata così la Fontana dei Fiumi.

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