La crocifissione senza croce di Santa Sabina

La crocifissione senza croce di Santa Sabina

Una crocifissione senza la croce intagliata in uno dei 18 riquadri superstiti di 28 nel portone di legno di cipresso della basilica paleocristiana di S. Sabina sull’Aventino. È quanto  può vedere chiunque abbia una buona vista poiché la formella è la prima in alto a sinistra. La scena è la prima raffigurazione conosciuta della crocifissione e mostra Gesù in piedi al centro fra i due ladroni, con le braccia distese, senza aureola e con gli occhi aperti. La crocifissone, che è inserita tra scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, poggia su una parete raffigurante un muro di mattoni.

Questa crocifissione è così rappresentata perché la morte in croce era riservata agli schiavi e nei primi secoli di vita del cristianesimo si proibì di rappresentare la morte di Gesù Cristo in tal modo. Tranne sporadici segni di croci incisi sui muri o nella catacombe, tra i cristiani per riconoscersi durante le persecuzioni erano diffusi altri simboli quali il pesce, in greco ictus traslitterazione in caratteri latini della parola greca ἰχϑύς,. Il termine greco è a sua volta l'acronimo delle parole

'ΙησοῦςΧριστόςΘεoῦΥιόςΣωτήρ  -Iesùs CHristòs THeù HYiòs Sotèr

Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore

Altro simbolo che ricorda la croce è la lettera maiuscola greca tau (T) chiamata anchecrux dissimulata.

Con l’editto di Costantino del 313 che stabilisce la libertà di culto, e quindi anche del cristianesimo, gradatamente appare anche il simbolo della croce e quindi della crocifissione. Quella di S. Sabina è una via di mezzo: si illustra l’evento ma non ancora lo strumento che lo ha provocato. Del resto la costruzione della basilica di S. Sabina fu cominciata nel 425 da S. Pietro d’Illiria sotto il pontificato di Celestino I ed ultimata nel 432 sotto papa Sisto III. Essa è dedicata alla patrizia romana Sabina decapitata nel 120 circa perché si era convertita al cristianesimo. La basilica poggia sui resti di un “titulus Sabinae”, forse l’abitazione della donna in cui si riunivano i cristiani, su un tratto delle mura serviane che con la costruzione nel 270 circa delle mura aureliane avevano cessato la loro funzione di difesa della città e sui resti di un tempio dedicato ad Iside. All’interno della basilica sono state collocate 24 splendide colonne provenienti dal vicino tempio dedicato a Giunone Regina.

Ma S. Sabina non ha soltanto la particolarità della crocifissione. Nel 1219 essa fu affidata da papa Onorio III a Domenico di Guzman, qui il santo spagnolo incontrò nel 1220 S. Francesco d’Assisi e qui fondò il convento annesso alla basilica divenuto la sede della curia generalizia dell’Ordine dei Frati Predicatori.  

Si racconta anche che la prima pianta di arancio fu portata in Italia dal Portogallo da Domenico e che dalla pianta originale, ormai seccata, siano nati tutti gli altri alberi che hanno continuato a dare frutti. Il vicino giardino degli aranci starebbe a testimoniare l’evento prodigioso. Forse per questo l’arancio, il cui nome botanico è citrus aurantium, è chiamato non soltanto in alcune regioni italiane, con lievi varianti dialettali, “portogallo”, ma tale termine è usato anche in Grecia, in Romania e nei paese arabi.

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