Torre Argentina, un nome che col Sudamerica non ha niente a che vedere

Un'immagine d'epoca di Largo Torre Argentina (credit: www.largoargentina.com)

Tutto ha inizio tra il 1491 ed il 1500 quando il vescovo Johannes Burckardt decide di costruire la sua residenza romana su un terreno nel rione S. Eustachio preso in affitto dall’Abbazia di Farfa. Il terreno comprendeva i resti di un convento medievale in rovina ed una torre. 

Johannes Burckardt nasce intorno al 1450 ad Haslach, nei pressi di Strasburgo il cui nome latino era Argentoratuma causa delle vicine miniere d'argento. Il giovane, di umili origini, si dà subito da fare. Apprende i primi rudimenti della liturgia nella chiesa del suo paese e nel 1467, non ancora ventenne, diventa scrivano alle dipendenze del vicario generale a Strasburgo. Il giovane Burckardt approfittando della sua posizione, falsifica e ruba alcuni documenti per cui in quello stesso anno è costretto a lasciare l'incarico e parte per Roma.

A Roma italianizza il suo nome in Giovanni Burcardo e si firma in latino Johannes Burchardus Episcopus Argentinensis Germanus.

Non si sa come a Roma comincia una rapida carriera. Nel 1471 Paolo II (1464-1471) il veneziano Pietro Barbo gli concede la prima rendita, la cappellania perpetua dell’altare di S. Eligio a Strasburgo, nel 1472 l’intraprendente giovane ottiene da Sisto IV Della Rovere altri due canonicati e relative rendite sempre nella zona di Strasburgo. Di cardinale in cardinale prosegue la sua ascesa finché nel 1475 approfittando del Giubileo confessa ed ottiene il perdono dei peccati di falso e furto; ha poco più di 25 anni. Da allora la sua carriera diventa più rapida. Nel 1478 è nominato cappellano pontificio e abbreviatore delle lettere apostoliche, nel 1481 protonotario apostolico e chierico pontificio, nel 1484 cerimoniere della cappella pontificia. Nel 1489 è accolto nella confraternita tedesca di S. Maria dell'Anima di cui diviene provveditore. 

Fra il 1491 e il 1500 costruisce la sua residenza romana su un terreno nel rione S. Eustachio,   nei pressi della via Papalis, il tragitto seguito dai papi, con una sontuosa processione, in occasione della loro salita al soglio pontificio. Il Burcardo nonostante che il terreno non sia di sua proprietà vi fa costruire la sua abitazione, inglobando parte dell'edificio preesistente con la torre che prende il nome di "Argentina" dall'appellativo col quale usava firmarsi. Ma la costruzione invade il terreno confinante della  nobile famiglia Cesarini.

Nel 1503 inizia una contesa fra il Burcardo e i Cesarini. Lo stesso Burcardo racconta l'episodio nel suoLiber notarum, il diario che scrisse dal 25 dicembre 1484 al 27 aprile 1506 annotandovi dettagli relativi alla vita della corte pontificia, alla data del 31 gennaio 1503:“Nello stesso giorno, ultimo del predetto mese di gennaio, mi querelai con Nostro Signore, perché iersera il cardinal Cesarini mi fece annunciare dal suo cameriere Sebastiano che portassi via tutte le mie robe dalle camere da me costruite sopra il suo orto, perché questa mattina egli voleva entrare e appropriarsele come cosa sua e a lui dovuta”. 

Alessandro VI  affida la controversia  all'arcivescovo di Ragusa e questi sentenzia che i Cesarini sarebbero entrati in possesso del palazzo del Burcardo dopo la morte di questi. Nel 1503 Giulio II nomina il Burcardo vescovo di Orte e Civita Castellana. Ammalatosi di gotta nel 1505, muore il 16 maggio 1506. È sepolto nella chiesa di S. Maria del Popolo

La casa del Burcardo si componeva di due corpi di fabbrica, l'abitazione principale affacciata sull'odierna Via del Sudario, al civico 44, e il corpo secondario che ospitava le stalle e la servitù. Sull’edificio è lo stemma in pietra del prelato, un dragone rampante sormontato da una stella. La sommità della torre svettava al di sopra dell'edificio principale, come testimoniano le stampe dell'epoca. La via del Sudario prende il nome dall’omonima chiesa che conserva una copia della Sacra Sindone.

I Cesarini entrano quindi in possesso dell’edificio che però trascurano considerandola una proprietà secondaria. Nel 1730 il duca Giuseppe Cesarini Sforza dà l'avvio alla costruzione del Teatro Argentina.  Una parte della casa del Burcardo viene demolita per far posto al nuovo edificio. Il resto del palazzo, compresa la torre, è adibito ad ambienti di servizio del teatro. Alla fine del Settecento la sommità della torre è mozzata. 

Nel 1824 il duca Salvatore Cesarini cede in enfiteusi perpetua a Pietro Cartoni il Teatro Argentina e le sue pertinenze, fra cui il palazzetto del Burcardo. Il teatro è poi acquistato da Alessandro Torlonia nel 1843 ed il 30 ottobre 1869 dal Comune di Roma. 

Nel 1923 il palazzo del Burcardo è sottoposto ad un primo restauro  da parte delle “Antichità e Belle Arti” del Comune di Roma Nel 1929 il palazzetto è assegnato dal Governatorato di Roma alla SIAE come sede del Museo del Teatro Nazionale e Biblioteca di Letteratura Drammatica ed è  sottoposto a consistenti restauri  fra il 1929 e il 1931 .

Il palazzetto è sottoposto a nuovi restauri negli anni novanta, per il consolidamento della struttura. Nel corso di quest'ultimo restauro si è recuperato anche il piano interrato, dove è stata riportato alla luce l'ingresso originario della Torre Argentina.

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