Sud Africa, dall’inverno alla primavera in due ore d’aereo

Uno dei diversi paesaggi del Sud Africa (Graskop)

Per il viaggio più lungo della nostra rubrica sui viaggi abbiamo scelto un Paese dalle mille contraddizioni, lontano eppure molto simile climaticamente (almeno in parte) all’Italia, magnifico dal punto di vista naturalistico ma difficile da quello umano.

Il nostro viaggio è stato organizzato con grande anticipo, prenotando i voli di agosto (la cosa più importante) addirittura a gennaio, con differenti compagnie per risparmiare ma spendendo comunque circa 850 euro per le due tratte (Andata South African Airways, Roma-Città del Capo scalo Londra, 2 + 11 ore di volo - ritorno Qatar Airways, Johannesburg-Roma scalo Doha, 7 + 6 ore di volo circa). Poco dopo abbiamo acquistato anche un volo interno (90 euro circa) visto che il Paese è davvero enorme e a metà delle due settimane di viaggio siamo passati dall’inverno della costa sud-est alla primavera dell’entroterra nord. Per tutti i voli ci siamo serviti del sito VolaGratis mentre per le auto, dopo una lunga ricerca, ci siamo affidati ad AVIS; la scelta degli alloggi è stata frutto dell'itinerario fissato attraverso due guide (Lonely Planet e National Geographic) e di molte ricerche su internet oltre che dei consigli di alcuni amici.

Il viaggio ha preso il via da Città del Capo, dove abbiamo affittato la nostra auto – con guida a sinistra, esperienza davvero memorabile! – e ci siamo fermati per quattro giorni vagando tra i parchi naturali della Table Mountain (che sovrasta la città) e del Capo di Buona Speranza, visitando inoltre la cantina più antica del Sud Africa (Groot Constantia) e la colonia dei pinguini di Boulders Beach. Soggiorno forse lungo un giorno di troppo, ne sarebbero forse bastati tre invece di quattro, anche se di certo il tempo non ha aiutato essendo piovuto quasi sempre. Già in questa zona si può notare la splendida varietà naturalistica del paese, con panorami mozzafiato nei pressi del Capo e a Chapman’s Peak ma anche con i numerosi babbuini in giro sulla costa insieme a struzzi e antilopi. Simpatici, ma da prendere molto sul serio, i cartelli delle piazzole lungo la strada: “Beware of baboons”. Ovvero “attenzione ai babbuini”, con i consigli di non dar loro da mangiare, non scendere dalle auto e soprattutto chiuderle bene, dai finestrini alle sicure alle portiere (perché hanno imparato ad aprire anche gli sportelli).

Città del Capo non offre, soprattutto in inverno, grandi cose da vedere, purtroppo il cattivo tempo e un piccolo problema organizzativo ci hanno anche impedito di visitare Robben Island, l’isola dove fu rinchiuso Mandela e molti altri personaggi dell’African National Congress, ovvero l’istituzione che lottò per l’abolizione dell’Apartheid. Purtroppo se il mare è mosso i traghetti per l’isola non partono e, comunque, per prenotare un posto è bene muoversi con almeno una settimana di anticipo (quindi dall’Italia se serve) altrimenti, come nel nostro caso, si rischia di non trovare posto. La città mostra i segni di una disparità sociale evidente, con zone molto carine e ben curate e una povertà diffusa, dalle spiagge famose e chic si passa velocemente ad un centro cittadino con mercatini simpatici ma non del tutto caratteristici in un coacervo di razze e culture che è un po’ il segno distintivo del Sud Africa. Il Paese ha visto insediarsi sulla popolazione locale genti provenienti dall’Europa (olandesi e inglesi su tutti) ma anche da altre parti dell’Africa e dall’Asia (India in particolare) a causa delle importazioni degli schiavi realizzate proprio dagli stati coloniali del vecchio continente. Questo ha creato un mix di culture stabilizzatesi attorno ai due grandi gruppi degli Afrikaner e dei Coloured, di origini europee i primi e di origini miste i secondi, oltre a questi rimangono poi le popolazioni locali che, soprattutto in alcune zone dell’entroterra, sono ancora la maggioranza, tanto da spingere il Paese ad avere numerose lingue ufficiali oltre all’Afrikaner (un misto di olandese antico con influenze inglesi e africane) e all’inglese. L’Apartheid è finito sulla carta, nei fatti però la distinzione tra bianchi e neri è ben visibile e per certi versi è come se si fosse rovesciata, con le popolazioni di origine europea decisamente più ricche delle altre e costrette a vivere in villaggi cintati e protetti. Il simbolo del Sud Africa moderno, per certi versi, è la scritta ADT sulle case dei bianchi, con la spiegazione per esteso: Armed Response, “Risposta armata”, per chi decidesse di violare il perimetro.

Ma il Paese offre spunti davvero meravigliosi, uscendo dalle città quindi diventa tutto più facile e per certi versi più leggero. Da Città del Capo ci siamo diretti a Stellenbosch, al centro della Wine Route, dove centinaia di cantine producono ottimi vini e hanno messo insieme un sistema di accoglienza magnifico. Ogni azienda, da quella più ricca con la sicurezza al cancello a quella più piccola, ha una tasting room con una persona pronta a servirvi a prezzi davvero economici (tra i 2 e i 4 euro) una degustazione delle produzioni locali. In alcune si può anche mangiare qualche stuzzichino o mangiare nel ristorante interno, in ogni caso merita una visita anche la cittadino, una sorta di spaccato europeo trasportato in Africa. Il viaggio è poi proseguito sulla costa orientale toccando Cape Agulhas, il punto più a Sud dell’Africa dove realmente si incontrano l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico ma per vedere le balene e fare il bagno nella gabbia immersa tra gli squali bianchi è decisamente meglio Hermanus, e poi Wilderness, al centro della Garden Route. La zona, come anche quella del Capo, offre il meglio di sé in primavera o in estate, purtroppo in agosto è quasi tutto fermo visto che la maggior parte delle attività (ad esclusione dell’avvistamento delle balene che invece è al suo massimo) si praticano nei bellissimi boschi che si affacciano sulla costa. Da segnalare la possibilità di avvicinare e toccare gli elefanti nel Knysna Elephant Park, oltre a fare passeggiate su bellissime spiagge e poco altro (in inverno).

Dalla vicina George abbiamo preso il volo interno che ci ha portato a Johannesburg, non senza pagare una piccola penale perché i nostri bagagli cominciavano ad appesantirsi oltre il limite della compagnia low cost locale (1 Time, assolutamente sui livelli di quelle europee, anzi meglio tutto sommato). Johannesburg, una delle tre capitali del Sud Africa insieme a Città del Capo e Pretoria, è una metropoli caotica e pericolosa, tutte le guide mettono in guardia dai rischi che si corrono visitandola e, infatti, noi l’abbiamo saltata a pie’ pari dirigendoci dall’aeroporto, non senza difficoltà viste le indicazioni sudafricane, direttamente a Graskop, 400 km a nord-est. La zona è intensamente verde, quasi ai livelli di un paesaggio nordico, e offre la visita del Blyde River Canyon, il terzo (dicono) più lungo canyon del mondo. Viste suggestive e un paesaggio totalmente diverso dalla zona costiera, con un costo della vita ancora più basso nonostante l’alto tasso turistico. Un giorno e mezzo e poi siamo ridiscesi verso il Kruger National Park, esperienza da non perdere per qualsiasi viaggio in Sud Africa. Il parco offre dei campi dove si può alloggiare in vari modi, dal campeggio ai bungalow di alto livello, con centinaia di chilometri di strade in mezzo alla savana da percorrere nella speranza di avvistare quanti più animali possibile. Tra questi i più famosi sono i Big Five, i “cinque grandi” composti da leone, leopardo, rinoceronte, bufalo ed elefante, che noi abbiamo avvistato quasi tutti visto che il leopardo da buon felinoe predatore notturno è difficilissimo da individuare. Il consiglio, per chi dovesse andare al Kruger in agosto, è di trovare sistemazioni nella zona sud, nei campi Skukuza o Lower Sabie magari.

Per non essere ancora più lungo mi fermo qui, dando qualche altra piccola informazione pratica:

la moneta locale è il Rand e attualmente ha un cambio facile da memorizzare (1 Euro = 10 Rand), non serve un visto dall’Italia ma il Passaporto deve avere scadenza oltre i 6 mesi e due pagine bianche contigue, la benzina costa circa 1 Euro a litro quindi spostarsi in auto è molto conveniente, il costo della vita è di un buon 20% più basso di quello italiano (ferme restando le zone e i negozi prettamente turistici), il clima nella zona del Capo è simile a quello della nostra Sicilia mentre al Kruger ad agosto si sta in maglietta a maniche corte di giorno (mentre la notte ci vuole il piumino a causa della forte escursione termica), i sorpassi sulle strade principali vengono di solito effettuati grazie allo spostamento della macchina più lenta sulla corsia di emergenza (attenzione ad eventuali veicoli fermi e, se siete voi a sorpassare, ricordate di ringraziare inserendo le quattro frecce per alcuni secondi appena effettuato il sorpasso), esistono e funzionano gli Autovelox perciò attenzione ai limiti di velocità, le indicazioni sulle strade sono complicate e nella zona di Johannesburg prevedono spesso il nome delle città nelle due lingue locali (solo che non vengono messi in contemporanea ma si alternano creando molta confusione), la patente italiana basta per affittare e guidare anche se ufficialmente è richiesta quella internazionale, l’inglese parlato dai sudafricani è piuttosto difficile da comprendere ma con un po’ di pratica e qualche gesto ve la caverete, carte di credito e bancomat sono accolte bene praticamente dovunque ma fate attenzione alle tariffe della vostra banca e informatevi prima di partire (noi di 2 bancomat e una carta di credito abbiamo utilizzato sempre e solo un bancomat per evitare di pagare commissioni enormi), tariffe telefoniche ovviamente elevatissime dai cellulari italiani ma la connessione wi-fi è presente in moltissime strutture e con quella chiamare sui fissi o sui cellulari è gratis con vari programmi.

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